Fondazione Zoé

Prima di una visita medica, il paziente si costruisce una serie di domande da porre allo specialista, sperando di ricordarsi tutti i punti essenziali della sua lista. Il timore principale è quello di trovarsi a disagio senza riuscire a esternare al meglio le proprie problematiche e lasciando al medico la gestione totale del colloquio.

Quali sono allora i punti fondamentali su cui basare questa relazione? In sintesi: qualità dell’informazione, partecipazione alle decisioni terapeutiche, competenza e umanità. Fasi che devono tener conto dell’autonomia del paziente, delle sue emozioni e ansie rispetto alla patologia, di dettagli importanti che possano essere utili per intraprendere insieme un percorso clinico efficace. 
Se da un lato è ormai riconosciuta a livello del sistema sanitario l’importanza di questa relazione, per contro molti studi segnalano come questo approccio non sia ancora la modalità più frequente di pratica della medicina, e che spesso il paziente sia visto come un problema funzionale da risolvere e non come una persona. 

Psicologi, biomedici ed epidemiologici di realtà diverse milanesi cercano di fare il punto in un recente articolo pubblicato su Social Science & Medicine indicando come l’approccio diadico che punta essenzialmente sia sulla relazione che sul cambiamento dell’organizzazione e dell’assistenza ospedaliera possa essere un valido percorso per un’interpretazione innovativa. 

In particolare gli autori si soffermano sul concetto di etnografia e di riflessività, attraverso l’analisi di un case study. La ricerca si è basata su una serie di incontri tra una equipe ospedaliera di reparto e di sala e un moderatore che proiettava dei video che riprendevano i partecipanti nella loro pratica quotidiana, chiedendo loro di osservare il lavoro da una differente prospettiva più empatica. Attraverso una discussione collettiva riaffioravano errori sia nel comportamento individuale sia nell’organizzazione logistica. 

Infatti, la ricerca etnografica può essere d’aiuto per ottenere una descrizione precisa e dettagliata degli aspetti che effettivamente la medicina centrata sul paziente racchiude e comporta nel processo di cura, descrivendo nei dettagli e portando alla luce la realtà sociale e materiale dei contesti sanitari. Lo studio della riflessività può far emergere le conoscenze implicite contenute nelle pratiche quotidiane e trasformarle in conoscenze agibili per un effettivo rinnovo della medicina.

Le limitazioni di un solo case study sono numerose e gli autori non si aspettano un miglioramento immediato e lineare anche perché il passaggio alla medicina centrata sul paziente può contrastare interessi consolidati di diversi stakeholder del sistema e sovvertire abitudini e dinamiche consolidate di potere. 

Per definire e rendere utilizzabili nella pratica clinica i punti critici della medicina narrativa che si concentra proprio sul ruolo relazionale e terapeutico, è necessario l’intervento dei tre principali attori coinvolti. In primo luogo, i ricercatori possono mettere a punto studi più articolati per raggiungere l’obiettivo proposto di una medicina più aggiornata rispetto alle nuove aspettative dell’utente finale. In secondo luogo, gli operatori sanitari possono sviluppare attraverso la riflessività una migliore consapevolezza della loro professionalità sia nella teoria, ma soprattutto nella pratica quotidiana e migliorare questo processo partecipativo con l’ascolto delle testimonianze del paziente, fruitore e attore finale. Infine, l’elaborazione del racconto della propria esperienza permette ai malati di riflettere sulla propria condizione, di accettarla più facilmente e viverla in una prospettiva meno negativa. La narrazione infatti contribuisce a costruire un canale comunicativo privilegiato che aiuta la relazione terapeutica a restituire al malato la propria dignità di persona che va “accolta” e ascoltata, non soltanto esaminata dal punto di vista clinico.


Per approfondimenti
: Elisa Giulia Liberati, Mara Gorli, Lorenzo Moja,  Laura Galuppo, Silvio Ripamonti, Giuseppe Scaratti, “Exploring the practice of patient centered care: The role of ethnography and reflexivity”, Social Science & Medicine, 2015

Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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