Fondazione Zoé

 

Il flusso di tensione, sistema di autoregolazione per gli esseri umani presente già alla nascita, permette di sentire cosa sente l’altro dando origine all’empatia.
Il flusso della tensione
Il fluire della tensione muscolare è caratteristica dei tessuti viventi e permette di muoversi nell’ambiente; va da un polo di flusso libero (muscoli agonisti non contrastati da antagonisti) al flusso tenuto (agonisti e antagonisti contratti contemporaneamente). È ricchissimo di sfumature e gradazioni di intensità che si collegano a bisogni e stati emotivi, come ognuno di noi può sperimentare anche nell’esperienza quotidiana: con il flusso libero (ad es. quando saltelliamo) si attiva infatti un senso di libertà, di facilità e sicurezza associato a emozioni piacevoli, col flusso tenuto (ad es. quando irrigidisco le braccia) il movimento appare più ristretto, inibito e prevale un senso di cautela, di all’erta o di pericolo, che accompagna emozioni come la rabbia, la paura, l’ansia, il dispiacere, la preoccupazione. Le  sfumature del flusso della tensione sono importanti dal punto di vista evolutivo per il controllo e la regolazione degli stati emotivi e del comportamento e come espressione del linguaggio affettivo di base.
Ognuna si esprime meglio in una certa fase specifica nella crescita (ad es. l’alta intensità del flusso tenuto del bambino di una anno -“sforzarsi”- permette di stare eretti, la bassa intensità dei due anni di controllare la pipì, ecc.), ma sia nel bambino che nell’adulto ha anche una funzione espressiva (ad es. l’uso frequente di aggiustamenti della tensione può esprimere una forma di adattabilità, flessibilità, timidezza, o di seduttività; il raggiungere l’alta intensità rapidamente può esprimere irritabilità…). Osservare le fluttuazioni del flusso può aiutare a cogliere l’esperienza del bambino, a rapportarsi in modo più efficace e a comprendere e incoraggiare le richieste della sua fase evolutiva. È importante che chi si prende cura combini il proprio livello di tensione con i suoi bisogni, ad es. con un neonato basta un basso livello per sostenerlo e maneggiarlo, e troppa tensione interferirebbe con la comunicazione; col bimbo di 5-6 mesi che comincia a staccarsi dal corpo materno occorre più sostegno e controllo, nel periodo del “no” nel terzo anno ci vuole un bel po’ di solidità per contenere i capricci. Per ogni periodo di crescita cambia l’atteggiamento corporeo del bambino in base a bisogni diversi, e cambia l’attitudine del corpo materno.
L’associazione delle diverse qualità esprime stili individuali di sentire, pensare, agire, che tendono a persistere dall’infanzia alla vita adulta e riflettono il temperamento: un bambino vivace, impulsivo tenderà a diventare un adulto impaziente che reagisce con tempi rapidi.
I ritmi
Il flusso della tensione si organizza già nell’utero in particolari forme ritmiche tra libero e tenuto che riflettono i bisogni primari e la loro soddisfazione come il nutrirsi, l’espellere, la ricerca di contatto. Il ritmo del succhiare è la prima e più semplice forma di organizzazione del flusso di tensione (si usa anche nel dondolare, carezzare, fondersi…), seguita in successione dalla fase del mordere-masticare (che si usa anche nel separarsi, pizzicare, battere, analizzare), dal torcersi-sforzarsi (alzarsi, gattonare, guardare da diversi punti di vista…), dal correre-vagare e fermarsi, dall’ondulare, dal saltare e altri, tutti presenti alla nascita ma che diventano preponderanti a seconda delle necessità evolutive emergenti (creare legami, incorporare, separarsi, esplorare) durante  lo sviluppo psicomotorio.
Mentre nei primi giorni di vita il neonato ha un flusso più libero, tranne se ha fame o sta male, momenti in cui scalcia e si irrigidisce, nel tempo riesce ad usare graduali tenute di tensione, che utilizza per fare pause nel succhiare, per osservare, allungare le mani, afferrare, probabilmente pensare (Threvarten). Questi schemi primitivi e innati permettono di creare il legame ma anche il disengaggio dalla relazione, a seconda dei bisogni.
Osservare i ritmi ci aiuta a comprendere i bisogni evolutivi del bambino e a sintonizzarci.La prossima settimana continueremo con una riflessione sulla sintonizzazione, base corporea per la costruzione del legame madre-neonato.

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