Fondazione Zoé

Il racconto della nascita del libro “Il dono nelle donazioni. Una prospettiva bioetica”.

 
Mi chiamo Giovanni Spitale. E sono uno scout. 
Sì, lo so. Mi state già immaginando con i pantaloncini corti, foulard al collo e calzettoni. Forse vi preparate ad una predica di qualche tipo sui buoni comportamenti. 
Non è così. 
Essere scout mi ha allungato la vita di 10 anni, almeno. 
 
Nel 2009 ero in uscita con un gruppo di ragazzi lungo l’alta via nr.1 delle Dolomiti. Durante una riflessione sul senso della vita, ci siamo dati il compito di stilare una lista delle dieci cose che avremmo voluto assolutamente fare prima di morire. Al primo punto della mia c’era qualcosa del tipo “vorrei salvare la vita a qualcuno”. Un sistema elegante ed efficace per realizzare questo desiderio poteva essere quello di diventare donatore di sangue e rendermi disponibile per la donazione di organi e di midollo osseo. Al rientro, quindi, ho effettuato le analisi necessarie. 
 
È cominciato così il resto della mia vita. 
Le analisi del sangue hanno rivelato la presenza di una rara malattia, aplasia midollare idiopatica, che comporta l’invecchiamento precoce e conseguentemente la morte del midollo osseo.  Non potevo più salvare alcuna vita donando una parte di me, al contrario, ero io ad aver bisogno del dono di qualcuno. In assenza di un donatore, sono stato ricoverato in ospedale per sottopormi ad una terapia che ha fermato la malattia, ma solo per un po’: avrò comunque bisogno, prima o poi, di un trapianto di midollo osseo, della mia persona-medicina.
 
La malattia comportava diverse limitazioni: non potevo frequentare luoghi affollati, gli spazi chiusi dovevano essere sterilizzati accuratamente, faticavo a camminare e non ero quindi in grado di prendere il treno o frequentare le lezioni all’Università. Per non parlare del dolore, di cui non voglio raccontare.
Con grande fatica e determinazione e grazie all’amore per quello che studio, mi sono laureato in filosofia nel 2011. Mi sono poi iscritto alla magistrale in scienze filosofiche, con il preciso intento di occuparmi di bioetica. La mia vita e il mio interesse accademico andavano di pari passo.
 
Nel frattempo, ho avviato diverse iniziative per promuovere la donazione. Per citarne alcune: un progetto di sensibilizzazione nelle scuole, uno per il mondo degli scalatori e della montagna, la realizzazione di alcune pubblicazioni, la partecipazione al film “Il turno di notte lo fanno le stelle” (Feltrinelli), diretto da Edoardo Ponti e dedicato alla donazione degli organi, apparendo anche nel documentario “Conversazioni all’aria aperta”.
 
Il 18 marzo 2015 la mia passione per la filosofia ha visto il suo coronamento nel conseguimento del titolo magistrale, con il voto di 110 e lode/110, con una tesi sulla bioetica del dono, un ramo che trovo denso di problemi ed opportunità per la riflessione contemporanea.  Dopo sei mesi di limatura ed affinamento quella tesi è diventata un libro. 
 
Credo fortemente in una filosofia “con un piede per terra”: per essere concreta ed attenta ai problemi della vita delle persone, ma uno soltanto, perché il suo compito non si limiti a “fare ordine e chiarezza”.
Con questa idea di filosofia e intendendo la bioetica come un tavolo interdisciplinare, nel mio lavoro ho affrontato la questione da molteplici punti di vista, proponendo una lettura che fosse in grado di parlare a chiunque, dal bioeticista all’appassionato, dallo studente al volontario, per dare a ciascuno la possibilità di dare gettare uno sguardo al mondo delle donazioni ed iniziare a costruirsi una propria idea.

 

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