Fondazione Zoé

 

Praticata già dal XVI° secolo, la simulazione medica negli ultimi anni sta giocando un ruolo sempre più importante per i futuri specialisti. Durante il loro percorso gli studenti di medicina si trovano faccia a faccia con pazienti ipotetici volontari, per imparare non solo a riconoscere segni e sintomi clinici, ma apprendere le giuste tecniche di comunicazione e il corretto approccio medico-paziente.
Un nuovo aspetto emerge da una recente ricerca condotta dal Dipartimento di Sociologia dell’Università dell’Illinois a Chicago: la simulazione medica come pratica affettiva. Osservando il comportamento degli studenti durante la sessione di ginecologia (GTA – gynecological teaching associate), in cui dovevano eseguire un esame pelvico utilizzando il proprio corpo, i ricercatori hanno notato come le difficoltà a mettere in pratica la teoria unite alle emozioni giochino un ruolo chiave nell’apprendimento e nella socializzazione professionale.
Provare e riprovare in prima persona sia su se stessi che con finti pazienti permetterà al futuro medico di sperimentare varie situazioni, immedesimandosi e preparandosi in maniera sempre più professionale ad affrontare circostanze difficili come ad esempio comunicare cattive notizie a pazienti e familiari, perfezionando non solo la pratica medica ma anche quella comportamentale-comunicativa.
Tutti noi vogliamo professionisti sempre più preparati. I medici basano le loro decisioni quotidiane su esperienze precedenti, dove concetti teorici devono essere applicati al caso reale. L’educazione medica moderna è in continua evoluzione: non più solo manichini ma riproduzioni artificiali gestite da software capaci di sanguinare, sudare, lacrimare, reagire ai farmaci simulando il corpo umano e pazienti volontari in carne e ossa sotto il vigile controllo di personale medico esperto.
Libri, manuali, lezioni e turni in corsia, non bastano più: l’addestramento medico migliora ogni giorno simulando prima il caso clinico per verificare poi l’esito di terapia e intervento. La moderna tecnologia sta cambiando tempi e metodi di apprendimento: in passato un medico si formava imitando un altro collega, assistendolo e imparando da lui ma da qualche anno si è capito che una sola esperienza non basta e grazie alla simulazione è possibile ripetere più volte situazioni simili, dove il confronto permetterà a medici e studenti una formazione più ampia.
In Italia la simulazione medica è avviata da quasi dieci anni. In particolare è ben sviluppata nel campo della medicina d’urgenza e nelle manovre rianimatorie, ed è applicata in anestesiologia per evitare che il primo approccio clinico avvenga sul paziente. Sempre più regioni possiedono centri di simulazione medica avanzata per la formazione continua degli operatori sanitari e, data la sua importanza, è stata inserita negli statuti universitari e nelle scuole di specializzazione.
La SIMMED (Società Italiana di Simulazione in Medicina) a tale scopo promuove iniziative, seminari e conferenze in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie e Istituzioni pubbliche.

Per approfondimenti Social Science & Medicine, volumes 136-137, July 2015, Pages 180-188 http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S027795361500310X

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