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Sono circa 150.000 le app (applicazione software dedicata ai dispositivi di tipo mobile, quali smartphone o tablet) sulla salute presenti in Europa: alcune mirano a migliorare il benessere generale, altre a monitorare lo stato di salute, altre ancora sono rivolte ai medici o funzionano come dispositivi medici. 102 miliardi è invece il numero di download di health app in tutto il mondo.

Nonostante numeri così importanti, ci sono pochissime linee guida disponibili sulla qualità, sicurezza ed efficacia. Ne ha parlato Stephen Armstrong in un recente articolo sul British Medical Journal. Trattandosi di un settore molto recente, sono ancora troppo pochi i dati riguardo la reale utilità di questi strumenti di fronte all’espansione del loro utilizzo.
Medici e pazienti sembrano gradire molto l’uso delle app: alcuni studi riportano che più dell’85% dei clinici usa lo smartphone e tra il 30 e 50% usa applicazioni mediche durante il lavoro. Ma come sono regolate a livello europeo? Oltre la Direttiva Europea sulla Pubblicità Ingannevole e il Data protection Act, c’è anche una Direttiva Europea sui dispositivi medici che devono possedere la certificazione CE.

Tuttavia le persone non sembrano curarsi molto delle regolamentazioni nella scelta dell’applicazione. Interessante è il commento di Patricia Wilkie, presidente dell’Associazione nazionale britannica per la partecipazione dei pazienti: “Continua ad aumentare il numero di chi utilizza app per tenere sotto controllo, gestire e perfino trattare condizioni cliniche, senza alcuna informazione sulla loro correttezza”. “La gente sceglie le app sulla salute nello stesso modo in cui sceglierebbe ogni altra applicazione, attirata dalla qualità della grafica e facilità d’utilizzo”, precisa Satish Misra, cardiologo al J. Hopkins Hospital di Baltimora ed editor manager del sito iMedicalApps.

Questo è il motivo per cui molte delle applicazioni più scaricate non hanno evidenza clinica. Di recente presso l’Istituto di Scienze Mediche di Leeds ne sono state testate diverse su I-Tunes, sia gratuite sia a pagamento, che affermano di poter diagnosticare ai fruitori il rischio di un attacco cardiaco nei successivi dieci anni. A parità di dati inseriti, diverse sono le percentuali riscontrate tra le applicazioni passando dal 19% al 137% di rischio.

Per quanto riguarda l’Inghilterra esiste una libreria sulle app riguardo alla salute inaugurata nel marzo 2013 in cui è presente un elenco riconosciuto come clinicamente valido, confacente con il Data Protection Act. Infatti l’ente, che sovrintende allo sviluppo della tecnologia all’interno del servizio sanitario nazionale, ha iniziato a consultare medici e gruppi di pazienti per avviare un processo di qualificazione che consiste in alcuni stadi che vanno dall’approvazione della comunità dei professionisti e dei pazienti, all’approvazione indipendente, del National Institute for Health (NHI) and Care Excellence, per confermarne la validità. Purtroppo se ogni anno 10.000 app superano la prima fase, solo 10 arrivano all’approvazione del NHI.

Anche la Commissione Europea inizierà a negoziare proposte di riforme alle direttive esistenti sui dispositivi medici e sulla ‘mobile health’ e cioè la fornitura di servizi sanitari e informativi riguardanti la salute e la cura attraverso reti cellulari e wireless, incluse le apps. Le proposte puntano a una più forte supervisione da parte di enti indipendenti sia nazionali che europei per assicurare controlli e verifiche regolari e imporre criteri più stringenti di evidenza di utilità clinica. L’adozione delle nuove disposizioni è attesa entro la fine del 2015 o l’inizio del 2016.

Per approfondimenti:  Armstrong, S. “Which app should I use?“, BMJ, 2015

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