Fondazione Zoé

 

L’abuso, ma anche l’uso scorretto, degli antibiotici è una pratica ormai molto diffusa, che da anni sta causando il diffondersi di batteri in grado di sopravvivere alla somministrazione di questi farmaci. L’antibioticoresistenza – così viene denominato questo fenomeno – è ormai un’emergenza a livello mondiale in quanto, se da un lato si rischia di rendere inefficaci tutte le armi a nostra disposizione per combattere infezioni batteriche pericolose per l’uomo, dall’altro lo sviluppo di nuove molecole è fermo ormai da moltissimi anni.

Ecco perché l’OMS è da tempo impegnata nel promuovere campagne di informazione per un utilizzo consapevole e controllato di questi farmaci, che devono essere assunti solo in caso di effettiva necessità, e comunque esclusivamente dietro indicazione del medico, seguendo scrupolosamente le sue indicazioni riguardo la dose, la modalità e la durata della somministrazione. È scorretto infatti sia eccedere con il dosaggio, sia interrompere precocemente la terapia: in questo modo si corre il rischio di non riuscire a combattere l’infezione in corso e di sviluppare batteri resistenti, causando un pericolo sia per la propria salute, sia per la collettività.

Ancora oggi però la maggior parte dei cittadini non sa realmente cosa siano e a cosa servano gli antibiotici e ignora che il sistema immunitario è in grado di combattere “da solo” molte infezioni non gravi, la maggior parte delle quali sono causate da virus, contro i quali la terapia antibiotica non può far nulla, essendo efficace esclusivamente contro i batteri. Ciò nonostante, molti pazienti li ritengono erroneamente una sorta di panacea contro tutti i mali, in grado di velocizzare la guarigione, e richiedono sempre più spesso che il medico li prescriva loro anche per un raffreddore o per semplici malanni di stagione, ignorando la possibilità di andare incontro a eventuali effetti collaterali.

Questo atteggiamento, come rivela un sondaggio effettuato su quasi un milione di cittadini inglesi e pubblicato di recente sul British Journal of General Practice, ha come diretta conseguenza una minor soddisfazione dei pazienti nei
Nell’ottica quindi di trovare un compromesso fra una corretta gestione di questi farmaci e il tentativo di instaurare un rapporto di fiducia con i propri pazienti, sarebbe necessario non cedere alle loro pressioni, ma dedicare tempo e attenzione alla visita, fornendo informazioni dettagliate per spiegare il perché vengano o meno prescritti, facendo così sentire il paziente coinvolto nella decisione terapeutica.

Per approfondimenti: Ashworth M, White P et al. Antibiotic prescribing and patient satisfaction in primary care in England: cross-sectional analysis of national patient survey data and prescribing data. British Journal of General Practice, 2015.

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