Fondazione Zoé

 

Ogni anno i ricercatori di università e biotech ottengono centinaia di promettenti scoperte che vengono però “perse”, in quanto non viene sfruttata la possibilità di tradurle in una risposta concreta per i pazienti. Questo è particolarmente vero per tutte quelle malattie degenerative che colpiscono il sistema nervoso, come Alzheimer, Parkinson e sclerosi multipla. Ed è proprio per colmare questo “gap traslazionale” che, in un articolo apparso sulla rivista Trends in Pharmacological Sciences del gruppo Cell, la Fondazione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e l’Università di Milano propongono di creare un nuovo modello di interazione fra tutti gli attori coinvolti nello sviluppo di farmaci o terapie innovative, dalle associazioni dei pazienti ai ricercatori, fino alle aziende farmaceutiche e alle agenzie del farmaco, affinché uniscano le proprie forze per accelerare e favorire il passaggio dalla ricerca di base alla messa a punto di nuovi trattamenti che migliorino concretamente il decorso clinico di queste patologie.

Ogni componente di questo nuovo modello deve essere pronto a condividere i possibili rischi, nella convinzione che dal contributo di ognuno si possano poi trarre diversi vantaggi: per le associazioni di pazienti il “profitto” può essere rappresentato da un miglioramento della qualità di vita dei malati, per i ricercatori dalla pubblicazione dei propri risultati su riviste prestigiose e dall’acquisizione di nuovi finanziamenti, per le aziende farmaceutiche dalla creazione di nuovi posti di lavoro e per la collettività dal risparmio che il miglioramento delle condizioni di molti pazienti può portare al Sistema sanitario nazionale. Come spiega la professoressa Maria Pia Abbracchio dell’Università di Milano, uno degli autori dell’articolo, “i risultati delle ricerche di base sono spesso troppo prematuri: solo lavorando, fin dall’inizio, con un compagno di viaggio fortemente motivato ad avanzarle fino allo stadio in cui diventano di interesse per l’industria farmaceutica, è possibile superare questo gap traslazionale”.

In questo processo svolgono un ruolo fondamentale le fondazioni no profit, che rappresentano sempre più spesso un’importante risorsa di finanziamento per la ricerca accademica grazie alle donazioni dei singoli cittadini. Per quanto riguarda la sclerosi multipla, in Italia l’AISM con la sua Fondazione (FISM) in 24 anni ha investito nella ricerca ben 47 milioni di euro, e solo nel 2013 ha provveduto a un finanziamento di oltre sei milioni di euro che ha portato a ben 140 pubblicazioni scientifiche. A livello mondiale, Progressive MS Alliance ha messo invece per la prima volta in contatto fra di loro leader della ricerca accademica, clinici, industrie farmaceutiche e associazioni di pazienti affinché condividano le proprie conoscenze e sfruttino le risorse globali per accelerare lo sviluppo di nuove terapie.

Per approfondimenti: Zaratin P, Battaglia MA, Abbracchio MP. “Nonprofit foundations spur translational research”. Trends in Pharmacological Science 2014.

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