Fondazione Zoé

Vegetariani, Vegani, Crudisti, Fruttariani: quando l’alimentazione diventa “green”.

I dati di una recente indagine dell’importante istituto GfK-Eurisko testimoniano che anche in Italia sta decollando il fenomeno dell’alimentazione “green”. Secondo questi dati in Italia una persona su dieci è vegetariana (ovvero non mangia carne o pesce), mentre una su cinquanta è vegana (vale a dire rifiuta tutti i cibi di origine animale, compresi i loro derivati). Siamo i primi in Europa in questa particolare classifica (dopo di noi la Germania dove l’8% della popolazione è vegetariano), seppur lontani da quanto si registra nei Paesi in cui il cibo ha una forte caratterizzazione religiosa (in India, ad esempio, più di un individuo su tre non mangia carne).
Si tratta di persone che occupano posizioni socio-culturalmente “alte”: secondo il ritratto tracciato da questa recente indagine Gfk Eurisko, il vegano vive soprattutto nel Nord-Ovest (36%), abita in grandi città (13%), occupa posizioni dirigenziali (25%) ed è una donna (58%), tra i 45 e i 54 anni (28%), solitamente in possesso di una laurea (17%).All’esercito di vegetariani e vegani si sono aggiunti nuovi fenomeni emergenti, al limite dell’integralismo, che possono essere così descritti:
– il fruttarismo: i fruttariani sono coloro che seguono una alimentazione basata esclusivamente sulla frutta, quella dolce (mele, pere, pesche, ecc.), quella ortaggio (melanzane, zucca, zucchine, pomodori, peperoni e cetrioli) e quella grassa (olive, avocado), escludendo quindi non solo i prodotti di origine animale, ma anche ogni altra parte delle piante;
– il crudismo: la dieta dei crudisti prevede solo alimenti crudi, non trasformati o cotti ad una temperatura inferiore ai 50°.
Ancora più interessante è che, oltre allo stile vegetariano, sta prendendo forma una costellazione di comportamenti alimentari che sconfinano nel filosofico o religioso. Così abbracciano il regime reducetariano gli individui che limitano il consumo di carne, pesce e tutto ciò che deriva dagli animali, compresi uova e latticini, circoscrivendone l’assunzione al week end o ad un solo giorno nell’arco di una settimana; i pescetariani e i pollotariani rappresentano la principale variante alla dieta vegetariana: i primi hanno bandito la carne ma non il pesce, per i secondi sono vietate la carni rosse ma non quelle bianche; l’alimentazione macrobiotica parte dal presupposto che per raggiungere il benessere fisico occorre un equilibrio rigoroso negli apporti nutrizionali giornalieri (il 50% delle calorie da cereali integrali in chicchi, il 20-30% da verdure di stagione crude e cotte, il 10-20% da carne bianca, pesce, legumi o sostituti, il 10% da frutta fresca o secca); c’è poi il locavorismo: si tratta di una teoria alimentare che consiste nel consumo di cibi locali, prodotti e trasformati in un raggio di circa 200 chilometri dalla propria casa; la dieta paleolitica trae infine spunto dalle abitudini alimentari dei nostri antenati: sono dunque ammessi solo gli alimenti che l’uomo poteva reperire in natura tramite la caccia, la pesca e la raccolta di radici, bacche, verdura e frutta, preferibilmente freschi e non oggetto di trasformazione industriale. Non sono quindi ammessi alcuni prodotti tipici della dieta.
Il fenomeno è mondiale, riguarda almeno tutto il mondo occidentale. In una altrettanto recente indagine Nielsen-Coop, che interessa 9 paesi occidentali, il dato della crescita dell’attenzione a frutta e verdura è lampante, come dimostra la tabella sotto riportata:

Peraltro il desiderio di consumare cibi OGM free sembra colpire oggi anche gli USA, mentre in Italia non conosce sosta il desiderio di cibi locali.
La sostituzione di proteine vegetali a quelle animali è anche imposta dalla sostenibilità e dall’ecologia. A oggi la maggior parte dei prodotti cereali va in mangimi per animali da allevamento (e la carne i poveri non la possono acquistare) invece che per sfamare chi ne ha bisogno, mentre d’altro canto l’allevamento degli animali alimentari genera una porzione cospicua di inquinamento. Non sappiamo ancora se il consumo degli insetti (con buone proteine e altre virtù alimentari da noi italiani insospettate) potrà sostituire quello di polli, pesci e mammiferi: per ora l’ascesa del green (orto, verdure, frutta) sembra inarrestabile. Moriremo vegetariani?

 

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