Fondazione Zoé

Il cordone ombelicale ha un elevato potenziale terapeutico, come sfruttarlo al meglio?

Fino a non molti anni fa il cordone ombelicale, tagliato dopo il parto, diventava uno fra i molti rifiuti speciali prodotti dai centri ospedalieri, e come tale veniva smaltito. Oggi invece è diventato una risorsa preziosa, utile per affrontare una vasta serie di patologie ematologiche. Proprio per il suo potenziale terapeutico, però, sempre più spesso viene utilizzato come leva per convincere i genitori a sprecare molti soldi in maniera di fatto illegale.
Il cordone ombelicale contiene un tipo speciale di sangue, particolarmente ricco di cellule staminali emopoietiche. Si tratta di cellule sostanzialmente identiche a quelle del midollo osseo, presente nelle ossa lunghe e nelle ossa piatte di ogni essere umano; le cellule staminali emopoietiche hanno la capacità di diventare globuli rossi, globuli bianchi oppure piastrine, producendo quindi tutta la parte corpuscolare del sangue.
Esistono molte malattie che possono colpire il midollo osseo: mielomi, linfomi, alcune forme di anemia; le più note sono sicuramente le leucemie. Si tratta di patologie che vedono il midollo osseo smettere di svolgere normalmente la sua funzione, interrompendo la produzione di alcune linee cellulari o iniziando a produrre cellule malate che non svolgono la loro funzione normale e danneggiano il corpo.
Se la “fabbrica del sangue” non funziona bene, allora perché non provare a sostituirla? Questa l’intuizione di Morrison e Samwick, due medici di Brooklyn che nel 1940 per primi sperimentano il trapianto di midollo osseo, pratica che attraverso anni di test clinici e sperimentazioni arriverà progressivamente a perfezionarsi, diventando una soluzione efficace per curare moltissime malattie ematologiche.
Il cordone ombelicale, come detto, contiene cellule staminali emopoietiche dal funzionamento identico a quelle del midollo osseo; ecco dove sta il valore della manciata di centilitri di sangue che contiene: è possibile infatti trapiantarlo per curare svariate malattie del sangue.
La faccenda però non è così semplice: le cellule staminali emopoietiche producono infatti il sistema immunitario, ovvero cellule capaci di riconoscere cosa è “self”, ovvero parte del corpo, e cosa invece no, attaccandolo e distruggendolo. Ciò è possibile grazie al codice HLA, una sequenza di proteine presente su tutte le cellule del corpo e finalizzata proprio a permettere quel riconoscimento. Per il trapianto di staminali emopoietiche, quindi, è necessario un donatore compatibile; in caso contrario il nuovo sistema immunitario potrebbe riconoscere come “non self” tutto il corpo del paziente trapiantato, attaccandolo e determinando una grave forma di rigetto, la GVHD (graft versus host disease). Le probabilità medie di trovare un donatore compatibile per una persona in attesa di trapianto sono solamente una su centomila.

In Italia 33.000 unità di sangue cordonale donato, crioconservate in 17 biobanche pubbliche, sono pronte ad essere utilizzate qualora un paziente ne avesse necessità; la legge permette infatti di donarle a fini solidaristici (a beneficio, quindi, di un malato sconosciuto) ma non consente di conservarle privatamente, ovvero a beneficio (se mai dovesse servire) del donatore stesso, ovvero del bambino a cui apparteneva quel cordone. Come mai? Se le possibilità di trovare un donatore compatibile sono così basse, negare l’autorizzazione alla conservazione privata sembra assurdo: il sangue cordonale è infatti completamente compatibile con quello del donatore!
La ragione (anzi, le ragioni) sono semplici: in primo luogo, le cellule staminali emopoietiche del sangue cordonale sono geneticamente identiche a quelle del donatore; risulta quindi impossibile usarle per curare malattie con cause genetiche, perché ovviamente presenterebbero lo stesso identico difetto. Secondariamente, per curare le malattie ematologiche non si cerca mai una compatibilità totale e perfetta: in questo modo la leggera reazione di rigetto ottenuta contribuisce a distruggere completamente le cellule malate del midollo osseo, agendo sostanzialmente come una forma naturale di radioterapia.
La conservazione privata del sangue cordonale, di conseguenza, risulta da un punto di vista medico perfettamente inutile. Non solo: si tratta di un atto che danneggia la comunità. Lo scorso anno in Italia le biobanche pubbliche hanno rilasciato a scopo di trapianto 69 unità di sangue cordonale donato; viste le scarse probabilità di trovare un donatore compatibile, se quei cordoni fossero stati conservati a scopo privato 69 persone probabilmente sarebbero morte.

Nonostante l’evidenza scientifica e morale dell’inutilità e della dannosità della conservazione privata, in Italia operano molte biobanche che la propongono; vista l’illegalità di tale pratica nel nostro Paese, i cordoni raccolti vengono quindi inviati all’estero, soprattutto in Svizzera.
Le conseguenze? Nefaste: genitori inopportunamente terrorizzati con lo spettro di malattie terribili sborsano dai 1600 ai 2500 euro per conservare vent’anni un cordone che non servirà mai, togliendo al contempo una speranza a persone che potrebbero invece beneficiarne.
Come evitarle? Informandosi attraverso fonti attendibili: conoscere le cose permette di comprenderle, comprendere le cose permette di scegliere in maniera libera, avendo come guida la propria testa ed il proprio cuore, non gli interessi economici di qualche biobanca privata.

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