Fondazione Zoé

 

Il 2015 sarà sicuramente ricordato come uno dei più caldi, forse addirittura il più caldo dal 1880. Le anomale temperature registrate hanno inevitabilmente portato ancora una volta alla ribalta l’annoso problema dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, e dei relativi rischi per la salute dell’uomo, ormai dimostrati in maniera sempre più chiara ed evidente da esperti e ricercatori. Ciò nonostante, la gente comune sembra avere ancora oggi una scarsa percezione di quanto stia accadendo e dei pericoli che ne derivano; da due analisi condotte negli Stati Uniti risulta infatti che, mentre la maggioranza degli adulti (quasi il 70%) si rende conto che il tanto temuto riscaldamento globale sia di fatto già in corso, solo il 37% ritiene che questo processo possa influenzare negativamente il loro modo di vivere e ben il 60% non ha alcuna idea delle conseguenze che può avere sulla salute.

In un editoriale apparso di recente su JAMA, Howard Koh, professore dell’Università di Harvard, sottolinea quindi la necessità di educare la popolazione affinché i singoli cittadini possano salvaguardare la propria salute, dando però al contempo il proprio contributo nel tentativo di ridurre in primo luogo le emissioni di gas serra, ritenute a tutti gli effetti la causa principale dell’innalzamento delle temperature. Una maggiore consapevolezza rappresenta infatti la base per cercare di diffondere comportamenti che possano concorrere a contrastare questo fenomeno, per esempio riducendo il consumo di energia e la dipendenza da carburanti a elevato contenuto di carbonio.

Ancora una volta, l’importante ruolo di educatori dovrebbe essere svolto dai clinici e in particolare dai medici di medicina generale, che possono fare la differenza sia spiegando ai propri pazienti che i cambiamenti climatici stanno già minacciando la nostra salute, sia diffondendo messaggi personalizzati per alcuni sottogruppi di popolazione, in modo da puntare su un messaggio concreto e personale, piuttosto che astratto e lontano dalla realtà di tutti i giorni. Per esempio, dovrebbero far si che ogni singolo individuo possa individuare i propri “punti deboli” e agire quindi di conseguenza; deve essere inoltre chiaro che i bambini, insieme agli anziani e a coloro che sono affetti da particolari patologie, sono tra i più vulnerabili, e che, per esempio nel caso degli asmatici, l’attenzione ai trattamenti prescritti dovrebbe essere ancora più alta durante le ondate di calore o nei periodi di maggiore inquinamento dell’aria.

Per approfondimenti: Koh H. Communicating the health effects of climate change. JAMA 2016

   
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