Fondazione Zoé

Possono essere impiegati per uso amatoriale, ma anche militare; c’è chi invece li utilizza a livello professionale, per esempio per eseguire riprese aeree. Si tratta degli aeromobili a pilotaggio remoto, comunemente chiamati droni. Accanto a queste applicazioni, se ne sta aggiungendo anche una in ambito sanitario: questi dispositivi potrebbero infatti rivelarsi molto utili soprattutto nel continente africano, nel quale la mancanza di infrastrutture e di personale medico non consente di assicurare una buona assistenza a tutti i suoi abitanti.

Una prima esperienza in questo senso è stata condotta in Malawi stato dell’Africa orientale nel quale si registra un’altissima incidenza di pazienti sieropositivi, soprattutto in età pediatrica. Nei bambini, ancor più che negli adulti, una diagnosi precoce è essenziale per iniziare il prima possibile una terapia antivirale, che rappresenta l’unica possibilità di salvare loro la vita.

Per chi vive nelle zone rurali di questo Paese, i tempi di attesa tra l’invio di un campione da analizzare e la ricezione del relativo esito sono però ancora lunghissimi per la mancanza di una viabilità adeguata. Ecco perché il governo del Malawi e Unicef hanno dato il via a test preliminari per valutare in questo ambito l’utilizzo dei droni, il cui costo verrà poi paragonato a quello del trasporto su strada.

Un progetto simile è stato condotto anche in Asia: nello stato del Bhutan, infatti, il numero di medici è estremamente basso rispetto alla popolazione e, trovandosi in una regione prevalentemente montuosa, trasportare i pazienti nei pochi ospedali (o i campioni da analizzare nei pochi laboratori) sparsi nel Paese, può rivelarsi un’impresa davvero ardua, proprio come in Malawi.

Il Bhutan finora ha tentato di superare questo problema con i sistemi di telemedicina, ma recentemente è stato avviato un progetto pilota proprio con i droni: per due settimane sono stati fatti volare tre dispositivi per trasportare campioni di sangue in un laboratorio a 15 km di distanza; è stata così dimostrata la reale utilità dei droni per questo Paese, il cui governo sta valutando la possibilità di raccogliere fondi sufficienti per dare vita a un progetto su larga scala.

Nonostante l’entusiasmo derivato da questi primi esperimenti, una parte del mondo scientifico chiede di proseguire in questa direzione, ma con grande cautela: alcuni ricercatori ricordano infatti la necessità di valutare se il trasporto in volo possa modificare a livello biologico o molecolare i campioni. Anche in questo senso, però, i primi test hanno fortunatamente dato risultati positivi: sono stati infatti prelevati da soggetti sani campioni di sangue, ognuno dei quali è stato suddiviso in due provette: una è stata trasportata con un drone, l’altra su strada. Una volta giunti al laboratorio, i campioni sono stati tutti analizzati, senza che venisse rilevata alcuna differenza.

Per approfondimenti: Sachan D. The age of drones: what might it mean for health? Lancet 2016.

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