Fondazione Zoé

Se negli Stati Uniti l’aspettativa di vita nel 1850 era di appena 38 anni per gli uomini e di 40 per le donne, a distanza di neanche un secolo è quasi raddoppiata, giungendo rispettivamente a 71 e 78 anni. Negli ultimi decenni, però, questo andamento ha subito un rallentamento, proprio in corrispondenza dell’epidemia di obesità, dando adito all’ipotesi di un possibile declino dell’aspettativa di vita verso la metà del ventunesimo secolo. A confermare questa supposizione arrivano dagli Stati Uniti i dati preliminari dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC): i tassi di mortalità risultano infatti aumentati in un anno (dal 2014 al 2015) dell’1% per le malattie cardiache e per il diabete, del 3% per le malattie epatiche, del 4% per l’ictus e del 19% per l’Alzheimer. Tutte patologie tra i cui fattori di rischio rientra anche l’obesità.

Un importante aumento dell’indice di massa corporea e l’assunzione di alimenti di scarsa qualità predispongono infatti a tutte le principali patologie croniche: negli ultimi decenni questo rischio è stato mitigato dagli innumerevoli (e costosi) trattamenti messi a punto per diminuire i livelli di colesterolo, la pressione o la glicemia, oltre alle tecniche chirurgiche utilizzate per esempio per riaprire arterie occluse. Secondo i dati del CDC, però, si sta purtroppo giungendo a un punto critico, oltre il quale le tecnologie a disposizione non riusciranno più a compensare gli effetti deleteri dell’obesità, soprattutto ora che questa patologia, con i problemi a essa correlati, non riguarda più solo gli adulti, ma sempre più spesso anche bambini e adolescenti.

obesita-e-longevitaFinora la sanità pubblica ha incentrato la sua lotta contro l’obesità sul concetto di limitare il più possibile il numero di calorie ingerite e di praticare attività fisica, sottovalutando invece la necessità di porre l’accento sulla qualità dei cibi, legittimando così il cibo-spazzatura. È stato invece recentemente dimostrato che ogni alimento ha il potere di influenzare in maniera peculiare il senso di fame, la produzione di ormoni e anche l’espressione dei nostri geni, indipendentemente dalla quantità consumata. In altri termini, la qualità delle calorie ingerite sembra influenzare la quantità di quelle che verranno bruciate.

Nonostante si tratti di dati preliminari, che potrebbero ancora modificarsi, è comunque opportuno iniziare a pianificare una strategia per contrastare l’obesità e le altre malattie croniche legate a una dieta scorretta, senza più alcuna interferenza da parte della politica o di alcune lobby, prima fra tutte quella delle aziende alimentari, che non hanno alcun interesse a investire su cibi di alta qualità. Senza queste misure non sarà infatti possibile evitare che i bambini di oggi vivano una vita più breve, e meno in salute, rispetto ai loro genitori.

 

Per approfondimenti: Ludwig DS. Lifespan Weighed Down by Diet. Lancet 2016.

 

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