Fondazione Zoé

Una nuova scossa di terremoto ha fatto tremare il Centro Italia ieri pomeriggio, 18 gennaio. Epicentro tra L’Aquila e Rieti, zone dunque già colpite dai forti terremoti dello scorso agosto e ottobre 2016.

“La sensazione diffusa è di pericolo imminente e di grande rischio di catastrofe. Di essere sovrastati e annientati da un confronto impari tra le risorse disponibili e le forze naturali che si sommano l’una all’altra. Una spirale che da ansia e angoscia raggiunge situazioni di tipo depressivo, con punte di disperazione. Ma l’importante è stare insieme senza timore di chiedere aiuto e senza assumere tranquillanti”. Ha commentato così ai microfoni di AdnKronos Salute il prof. Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti.

Quali sono i rischi più comuni per le persone che si trovano ad affrontare lutti, danni economici, delusioni familiari e professionali, aggravate da un trauma recente e gravissimo quale il terremoto già subito? “Tra le conseguenze più comuni – ricorda lo psichiatra – c’è il disturbo post-traumatico da stress. Difficoltà nell’adattamento e nello svolgere compiti quotidiani, che può durare da 0 a 6 mesi ma che può manifestarsi anche in forma più grave e compromettere la sicurezza interna, la progettualità per il futuro. Può portare insonnia, perdita di appetito e di peso, depressione”.

Oltre alla paura fisica per la terra che trema, aggravata dall’emergenza maltempo di questi giorni, le popolazioni colpite dal sisma dovranno quindi fronteggiare la paura di un crollo psicologico che, secondo l’esperto Di Giannantonio può essere affrontato senza l’assunzione di tranquillanti, attraverso il dialogo e lo scambio delle proprie emozioni.

 

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