Fondazione Zoé

Prima parte dell’intervista a Andrea Marini, Professore Associato di Psicologia Generale presso il Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell’Università di Udine, responsabile scientifico di ricerche condotte presso l’IRCCS “Eugenio Medea” e la Scuola Superiore di Sanità “Claudiana” di Bolzano e direttore editoriale della Collana “Neuroscienze, Psicologia, Educazione” Carocci editore.

In questi anni parlare di “neuroscienze cognitive” è diventato un fenomeno piuttosto diffuso. Se ne parla sui giornali, in tv, si pubblicano molti libri. Sicuramente il tema è molto appassionante ma non è affatto detto che sia poi davvero così chiaro per tutti. Può spiegarcene il significato?
Le neuroscienze cognitive sono un ampio settore di indagine multidisciplinare che si occupa di capire il funzionamento della mente e il suo rapporto con le strutture del cervello utilizzando tecniche sperimentali che possono andare dall’osservazione di pazienti con lesioni cerebrali  che devono eseguire compiti    di natura cognitiva, all’utilizzazione di tecniche estremamente sofisticate, come quelle di neuroimaging, che permettono di visualizzare su schermi di computer  quali aree del cervello vengono implicate durante l’esecuzione di specifici compiti.
La fusione di questi due approcci, uno che osserva il paziente, uno che monitora il funzionamento di un  cervello – anche sano – durante l’esecuzione di un compito, permette di trarre conclusioni sui possibili rapporti tra mente e cervello.

Si occupano di questo ambito della ricerca anche filosofi, fisici, oltre che naturalmente neurologi e psicologi e altro ancora. Ma allora, quali sono i confini di questa disciplina? Qual è il mondo del quale stiamo parlando?
Andiamo con ordine: le scienze cognitive prima e le neuroscienze cognitive in tempi più recenti sono un “approccio multidisciplinare” allo studio dei rapporti tra mente e cervello. Trattandosi di un approccio, e non di una disciplina unica, è evidente che tali rapporti possono essere studiati da numerosi punti di vista filosofico, psicologico, biologico, clinico. Ad esempio, i filosofi della scienza contribuiscono formulando domande sulla natura della mente e della coscienza. Gli psicologi fanno esperimenti per sondare le caratteristiche cognitive della mente e dei suoi prodotti come il linguaggio, l’attenzione, la memoria, etc… I biologi indagano il funzionamento del cervello e le modalità di implementazione dei prodotti della mente nel cervello. I clinici, come ad esempio i neuropsicologi, i neurologi, gli psichiatri o i neuropsichiatri infantili, sono molto interessati ai rapporti tra mente e cervello dal punto di vista riabilitativo e diagnostico. Ma i prodotti della mente possono essere indagati anche da persone con formazioni molto diverse come, ad esempio nel mio caso,  da una persona che ha avuto un iniziale percorso da linguista.

Vuole parlarci del suo percorso nelle neuroscienze e quale tipo di apporto uno studioso come lei può dare?
Io vengo da una laurea in lettere classiche da cui poi sono partito per fare un dottorato in neuropsicologia; in seguito sono approdato nel settore della psicologia generale. Il mio apporto può essere, per fare un esempio, quello di contribuire con le mie conoscenze sulle strutture e sui processi del linguaggio allo sviluppo di test in grado di monitorare  lo sviluppo, la perdita e il recupero delle abilità linguistiche in persone sane, pazienti, bambini, adulti. Tutto questo ha permesso a me e ai miei colleghi di sviluppare delle linee di ricerca in cui andiamo proprio a indagare i rapporti tra complesse abilità linguistiche e, per esempio, strutture del cervello ma anche di sviluppare degli strumenti diagnostici.

Può farci un esempio?
Insieme a colleghi di altri centri in Italia, abbiamo costruito una “Batteria per la valutazione del linguaggio nei bambini tra 4 e i 12 anni” che attualmente viene utilizzata in tutto il territorio italiano come strumento per fare diagnosi del disturbo del linguaggio nei bambini, e questo è l’aspetto neuropsicologico di questo approccio multidisciplinare. Mi piace segnalare che questa Batteria, che ha un’origine pensata da un linguista e ha ricevuto il contributo di tanti colleghi – penso a Stefano Vicari e Luigi Marotta del Bambin Gesù di Roma, o ai colleghi del Besta di Milano, per esempio Daria Riva e Sara Bulgheroni,  e di tanti altri centri sul territorio nazionale – è attualmente in fase di adattamento a diverse lingue. Per esempio ne esistono già una versione russa, slovena, tedesca e si sta lavorando su quelle francese, spagnola e croata. Questi sono tanti aspetti di una convergenza d’interessi da più fronti in relazione ai rapporti tra mente e cervello, nel mio specifico caso tra linguaggio come prodotto della mente e cervello.

Lo sviluppo delle neuroscienze ha avuto un’accelerazione sorprendente negli ultimi decenni. Perché?
A partire dalla metà degli anni ’80 sono state sviluppate alcune innovative tecniche di neuroimaging che hanno permesso di mettere in relazione specifiche aree del cervello con specifiche abilità del nostro comportamento o del nostro stato psicologico in modi sempre più accurati a mano a mano che ci avviciniamo ai giorni nostri. Si pensi ad esempio alla risonanza magnetica funzionale, alla tomografia a emissione di positroni, oppure a tecniche ancora più interessanti che permettono di monitorare non solo se un’area sia implicata in una funzione ma addirittura se più aree siano connesse in modo migliore o peggiore in base all’esperienza dell’individuo.
Le faccio un esempio; recenti studi indicano che il fatto di avere una competenza plurilingue e di utilizzare più lingue costantemente modelli non solo il funzionamento ma anche le strutture del cervello. Se impariamo una nuova lingua e lo facciamo in modo adeguato e in un arco temporale molto breve, essendo quindi molto esposti a questa lingua, nel giro di pochi mesi strutture del nostro cervello si cablano in modo diverso rispetto a prima. Di fatto queste tecniche permettono di fare una cosa che fino a trent’anni fa era impensabile: cogliere l’attività cerebrale di un cervello vivo mentre esegue dei compiti.

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