Fondazione Zoé

Homo stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà
di Vittorino Andreoli,  Rizzoli, 2018

È possibile scongiurare l’agonia in cui sta scivolando la nostra civiltà? Che ne è dell’uomo quando smarrisce i benefici garantiti dalla parte più evoluta del suo cervello?
Quando delega le sue funzioni ad appendici digitali, vere e proprie protesi, innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo per cui è stato definito sapiens sapiens, diventando stupidus stupidus? Quando la nostra mente perde progressivamente la razionalità e l’affettività, e intanto muore l’etica, muoiono gli dèi, che vengono sostituiti dal denaro e dal successo? Vittorino Andreoli sa che l’uomo si può “rompere”, come psichiatra ha seguito e curato molti pazienti aiutandoli a sollevarsi dalle loro cadute. Ecco perché non ha perso la fede nell’uomo e nelle sue possibilità. In queste sue nuove pagine vuole lanciare un allarme e spingerci a riflettere sulla regressione del nostro tempo, che rischia di cancellare le conquiste che hanno segnato la storia dell’Occidente. Convinto che la morte di una civiltà possa essere osservata e testimoniata, e che se ne possano indicare i segni premonitori, mette a fuoco tre comportamenti talmente diffusi da essere diventati regole: la distruttività, la caduta dei princìpi primi che sono alla base del vivere sociale e l’uomo senza misura. Intorno a questi tre grandi temi, svolge la sua analisi arrivando alla conclusione che l’uomo vada ormai escluso dall’ambito della sapienza. Il tratto che oggi lo definisce meglio è l’essere stupidus, secondo il significato etimologico, che condivide la radice con “stupore”. Lascia infatti attoniti, sbalorditi, che un uomo possa assumere gli atteggiamenti dominanti nel nostro tempo, ma ancora più incredibile è che lo possa fare una comunità intera, un popolo. Un margine per invertire la rotta ancora c’è, per farlo occorre però riaffermare i princìpi che permettono il procedere della ragione, la bellezza della cooperazione contro l’esasperato individualismo, integrando sentimenti e razionalità.

Vittorino Andreoli, è uno dei maggiori psichiatri italiani.

Puoi acquistarne una copia a questo link.

 

Usare il cervello. Ciò che la scienza può insegnare alla politica.
di Gianvito Martino e Marco Pivato, La nave di Teseo, 2018

Cosa sono l’intelligenza, la memoria e le emozioni? Come prendiamo decisioni e ricerchiamo la felicità? Oggi possiamo comprendere almeno in parte come il cervello, la nostra scatola delle meraviglie, ci metta in grado di percepire il mondo attraverso i cinque sensi, come ci permetta di rielaborarlo e di tradurlo in azioni concrete e pensieri astratti. Non tutto ci è ancora chiaro: ad esempio non abbiamo svelato gli intimi meccanismi che inducono proprio alcune cellule del cervello a “decidere” di interagire tra di loro per dare origine a un pensiero o a un’azione concreta. Non abbiamo nemmeno compiutamente riempito di significato, dal punto di vista scientifico, termini come intelligenza, coscienza, empatia e sentimento, che pure ci risultano così familiari. Ciononostante il nostro agire è il prodotto delle funzioni del cervello, quindi studiare l’uomo che pensa può aiutarci a capire l’uomo che fa. Per questo descrivere la parte del nostro corpo che conosciamo meno significa parlare non soltanto di scienza ma affrontare la società, la politica, la cultura, la nostra vita quotidiana. Questo libro racconta in modo avvincente l’architettura del laboratorio delle idee e le leggi che lo governano: avvicinarsi a questo mistero permette di intuire ciò che può fare e non può fare il cervello, prima di immaginare cosa è bene che faccia o non faccia.

Gianvito Martino, medico neurologo, è Direttore Scientifico dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano. Già honorary professor alla Queen Mary University di Londra, è professore ordinario di Biologia Applicata all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha vinto il premio Rita Levi Montalcini 1999. Le sue ricerche, pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, hanno contribuito allo sviluppo di terapie innovative per malattie neurologiche gravemente invalidanti.

Marco Pivato, una laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, è giornalista scientifico e scrittore. Si è specializzato in Science Communication alla Scuola Italiana Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Si occupa di temi scientifici e sanitari per “La Stampa” e riviste di settore.

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