Fondazione Zoé

La lettura è un compito cognitivamente complesso: per questo, secondo i risultati di una recente ricerca sperimentale, quando compiamo questa azione il nostro cervello disattiva due importanti network cerebrali, fra loro opposti: la rete della salienza e la rete di default mode, così da “spegnere” i pensieri che possono distrarre. Riportiamo l’articolo in proposito pubblicato su Le scienze.it

 

Leggere e memorizzare: è su questo binomio che si basa buona parte dell’apprendimento. Tuttavia, non è possibile ricordare parola per parola ciò che abbiamo appena letto: quello che tratteniamo è una selezione di ciò che ci è utile, o che riteniamo tale. Ma come fa il cervello a operare questa selezione? Un nuovo studio condotto in Giappone da Naoyuki Sato e colleghi della Future University Hakodate ha indicato una possibile risposta, grazie a uno studio sperimentale, descritto su “eNeuro”, che chiama in causa alcuni network che collegano aree diverse del cervello – la rete della salienza (salience network, SN) e la rete di default mode (default mode network, DMN) – e che si disattivano entrambi mentre si legge e si memorizza. 

I risultati dimostrano l’alterno andamento dell’attenzione durante la lettura, ma soprattutto sottolineano che si tratta di un compito cognitivamente impegnativo, tanto da richiedere di “spegnere” i pensieri che distraggono. Lo studio si inserisce in un ampio campo di ricerca che cerca di correlare l’attivazione delle diverse aree del cervello quando un soggetto codifica degli elementi che vengono poi ricordati o dimenticati. Durante il test, i ricercatori hanno condotto sui volontari scansioni di risonanza magnetica funzionale, elettroencefalografie e tracciamenti dei movimenti oculari (un’altra tecnica che si associa spesso all’elettroencefalografia quando si studiano i compiti di attenzione). Alla fine della lettura, a tutti era richiesto di riassumere per iscritto quanto letto, in modo che gli sperimentatori potessero valutare oggettivamente quanto ricordassero il testo, e confrontare i risultati con i dati strumentali. 

L’analisi dei dati raccolti con l’elettroencefalografia e il tracciamento dei movimenti oculari ha fornito risultati in linea con studi precedenti: la memorizzazione a è correlata a certi tipi di onde cerebrali e a certi tempi di fissazione degli occhi sul testo.
Il risultato della risonanza magnetica funzionale, invece, è stato almeno in parte sorprendente. Ha mostrato infatti che i risultati migliori dei test erano correlati alla disattivazione di due importanti network di aree cerebrali: la rete della salienza e la rete di default mode. La prima è così chiamata perché è coinvolta nella scelta degli input più rilevanti per lo svolgimento di funzioni cognitive complesse, e coinvolge aree come l’insula anteriore la corteccia cingolata anteriore dorsale. La rete di default mode, invece, caratterizza l’attività cerebrale di un soggetto rilassato, che non sta focalizzando l’attenzione su nulla di particolare del mondo esterno, ed è immerso nei suoi pensieri.

Questi risultati, sottolineano gli autori, potrebbero sembrare addirittura contraddittori. Nel caso della rete della salienza, sembra infatti che la memorizzazione efficace sia legata, paradossalmente, a un calo dell’attenzione al testo. La spiegazione è che la rete della salienza si disattiva in un intervallo di tempo specifico: quello della lettura di una frase. E ci sono frasi che hanno un “basso carico mnemonico” perché hanno un significato già noto al soggetto. Nel caso della rete di default mode, si è visto che la disattivazione avviene per un tempo più lungo, che corrisponde alla lettura di un intero paragrafo. Gli autori ritengono che ciò sia dovuto alla necessità di “spegnere” i pensieri per concentrarsi sul senso lessicale e semantico dello scritto.

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