Fondazione Zoé

Le campagne veicolate su televisione, radio e altri media funzionano: influenzano positivamente il pubblico e promuovono efficacemente l’assunzione di comportamenti sani legati all’alimentazione, al fumo e alla prevenzione.

Lo afferma The Lancet, con una review condotta da Melanie Wakefield e dai ricercatori del Cancer Council Victoria di Melbourne (Australia), nella quale vengono analizzati gli effetti dei messaggi mediatici legati ai diversi temi della salute.

Riguardo al fumo, per esempio, Wakefield ha rilevato una diminuzione del numero di giovani che accendono la prima sigaretta e un aumento degli adulti che smettono associate all’esposizione a campagne mediatiche. In particolare, la prevenzione nei giovani risulta più facile quando al lavoro dei mass media si associano i programmi nelle scuole e nella comunità. Allo stesso modo, la riduzione del numero di adulti fumatori è risultata maggiore quando le campagne erano associate con altre strategie, come la tassazione sul tabacco o le politiche smoke-free. Risultati positivi anche per le campagne nel campo dell’alimentazione, dello sport e delle malattie del cuore. Pur producendo solo una piccola diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari, simile a quella di chi non era esposto al messaggio, questo tipo di messaggi ha comunque migliorato le abitudini alimentari del pubblico e la propensione allo sport.

Sono un successo anche le campagne legate alla prevenzione. Nel caso del cancro, questi messaggi, associati all’invio di lettere da parte delle istituzioni, hanno spinto molte donne a effettuare lo screening contro il cancro alla cervice e le mammografie per prevenire il tumore al seno. Anche nel caso dell’Hiv gli studi analizzati hanno rilevato un aumento dell’uso del condom nei rapporti occasionali in Europa. Sotto l’impulso di queste stesse campagne, si legge su “The Lancet”, anche tra le donne africane è aumentato l’uso del preservativo, che è passato dal 5 al 18 per cento.

È andata meno bene, invece, alle campagne legate all’alcol e alle droghe, che mostrano risultati contrastanti. In sostanza, dice Wakefield, i messaggi che promuovono comportamenti episodici, come screening e vaccinazioni, hanno più successo di quelli che puntano sui comportamenti stabili nel tempo, per esempio le abitudini alimentari e l’attività sportiva. Per incoraggiare uno stile di vita sano soprattutto tra le giovani generazioni, hanno concluso i ricercatori, è necessario che anche le istituzioni facciano la loro parte, favorendo sui mass media la rappresentazione di abitudini sane e mettendo in atto politiche adeguate di supporto.

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter