Fondazione Zoé

Piccoli pensieri sulla felicità in tre atti. Pubblico la seconda parte…


prof. Carmelo Vigna

Spesso cerchiamo la felicità nelle cose. Questo è l’errore più comune e più devastante. Ne caviamo infatti, dopo qualche attimo d’illusione, tristezza e rabbia, come di chi si sente truffato dalla vita. Ma non abbiamo che da incolpare noi stessi. Nessuna della cose che fanno il nostro mondo è a misura del nostro desiderio.

 
Felicità è appagamento del desiderio. Perciò essa ha tutti i nomi del desiderio; e il desiderio possiede infiniti nomi. Sono i nomi di ciò che il desiderio desidera. Così, essere felici può essere molto facile e molto difficile insieme, a seconda che l’oggetto del desiderio sia molto facile o molto difficile da raggiungere. In genere, ciò che è molto facile da raggiungere è anche ciò che si perde molto facilmente. Noi per lo più ci contentiamo di queste forme effimere della felicità.
 
Il desiderio vuole ogni cosa. Ma presto s’accorge che non può aver tutto insieme; non può avere insieme solitudine e compagnia, non può coltivare contemporaneamente modi diversi di vita, non può concedersi ad ogni rapporto amicale, non può tenere in mano più d’un compito alla volta. Dappertutto siamo costretti a scegliere tra molti possibili oggetti del desiderio; non solo tra oggetti “buoni” e oggetti “cattivi”, ma anche tra oggetti puramente e semplicemente “buoni”. Non è necessario, solo per questo, sentirsi condannati all’infelicità. La felicità non è infatti un “mucchio” selvaggio di oggetti del desiderio.
 
Felicità è desiderare secondo un ordine. Non possiamo sempre intuire l’ordine tra le cose desiderate. Ma spesso questo ordine è percepibile in modo abbastanza chiaro per orientare l’azione. Solo che ci chiede delle attese. E noi abbiamo fretta. Vogliamo tutto e subito.
 

L’ordine della soggettività desiderante preme per avere ciò che più al desiderio somiglia. E ciò che più al desiderio somiglia è un’altra soggettività. Ciò che più d’ogni altra cosa ci appaga è, infatti, lo sguardo accogliente di un altro o di un’altra; per questo noi usiamo della parola felicità soprattutto quando ci riferiamo ad una coppia di sposi; per questo il libro più bello e più profondo sulla felicità è il Cantico dei cantici.


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