Fondazione Zoé

La grande tragedia giapponese ha risvegliato tutte insieme le nostre grandi paure…

La giornata dell’acqua”, martedì 22 marzo, è passata sotto silenzio. La cronaca completamente dedicata a ciò che accade in Giappone e nel Nord Africa. Eppure, se riandiamo alle rilevazioni fatte da “Observa” su “Le paure degli Italiani“, (25.05.2005) troviamo che la maggiore paura espressa è quella di rimanere senz’acqua, acqua pulita e potabile. Al secondo posto troviamo le calamità naturali dovute ai mutamenti climatici e al terzo le epidemie causate da virus sconosciuti. Solo al 4° posto la paura di incidenti nucleari.

Anche se oggi un simile atteggiamento può sembrarci strano e non condivisibile alla luce di quanto sta accadendo, ad un esame più approfondito dobbiamo riconoscere la saggezza e preveggenza degli Italiani. Gli esperti infatti ci dicono che viviamo in un sistema chiuso in cui la quantità di acqua disponibile, e quindi pulita e potabile, non muta nel tempo ed è solo il 2.5 dell’acqua totale presente sul pianeta. L’aumento della popolazione mondiale e la desertificazione crescente faranno si che nel 2030 quasi la metà della popolazione mondiale rimarrà senz’acqua. Già oggi l’acqua “sporca” unita alla mancanza di igiene sociosanitaria causa 8 milioni di morti all’anno di cui 1.8 milioni di bambini sotto i 5 anni per tifo, colera e gastroenteriti varie. La mancanza di acqua rischia di diventare, più del petrolio, un fattore di destabilizzazione sociale. Sempre nello stesso anno (2005) seguendo le rilevazioni di “Observa” sulle priorità della ricerca, scopriamo che ciò che sta più a cuore agli Italiani è la ricerca sulle fonti alternative mentre la ricerca nell’ambito dell’energia nucleare suscita poca attenzione.  “Ciò non desta particolare sorpresa” commenta chi scrive  “visto che il nucleare sconta ancora nel nostro paese un chiaro pregiudizio negativo”.

Sarà davvero interessante seguire le prossime rilevazioni per constatare in che misura il giudizio degli Italiani, su temi così importanti, sarà mutato. La grande tragedia giapponese ha infatti risvegliato tutte insieme le nostre grandi paure: la mancanza d’acqua potabile e di cibo, il pericolo di epidemie e, su tutto, il terrore della contaminazione nucleare.

Noi tutti, spaventati da un avvenimento che, per ora, non ci tocca direttamente, non abbiamo potuto fare a meno di ammirare la compostezza del popolo giapponese, un atteggiamento tutt’altro che di maniera  ma radicato e profondo.
Quanto questo popolo è aiutato nel suo agire da una religione, lo Shintoismo, che oltre a non prevedere dogmi, considera tutto ciò che esiste in natura una manifestazione del divino dove  anche l’uomo fa parte di questa natura e segue il corso di tutte le sue manifestazioni compresi i terremoti che contrassegnano la sua storia? La compostezza giapponese contrasta con la disordinata paura che assale noi occidentali, soprattutto occidentali  meridionali, a fronte di calamità imputate  ad un destino avverso o, peggio, ad un castigo che appare ingiusto.

Quanto pesa su questo comportamento la contraddizione insanabile di un Dio buono e onnipotente che assiste con apparente indifferenza a queste immani catastrofi?

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