Fondazione Zoé

Le difficoltà dei cambiamenti sociali si proiettano sul rapporto operatore-paziente.

In un contesto professionale come quello sanitario, dove l’interazione fra utente e professionista è forse la più intima che si viene a creare e – anzi – è essa stessa parte irrinunciabile e fondamentale del processo terapeutico, si rende necessaria una riflessione sia profonda e imparziale su quali siano, nella pratica, le difficoltà che i cambiamenti sociali proiettano sul rapporto operatore-paziente.
Se in precedenza ho parlato del necessario bisogno di sicurezza e di comunicazione da parte dell’utente straniero, ora vorrei affrontare gli altri bisogni che ha un paziente esterno al contesto socio-culturale dell’operatore: la necessità di esprimere la propria religione, il bisogno di igiene personale e il bisogno di alimentazione.

Necessità di esprimere la propria religione – È indubbio che vi sia un rapporto di stretta vicinanza tra la sofferenza somatica e quella spirituale. Per tale motivo è necessario non sottovalutare, nel processo assistenziale fornito a persone di culture differenti, quale sia il ruolo specifico che per l’interlocutore assume il credo religioso. Nel compiere tale passo in avanti verso l’assistito non dobbiamo dimenticarci che spesso l’approccio alla vita religiosa di chi abbiamo di fronte può essere molto diverso dal modello tradizionale dominante nella nostra cultura. Tipico esempio è dato dalla religiosità di alcune culture africane, che vivono una liturgia collettiva, dove la preghiera viene recitata in gruppo e si accompagna a canti collettivi. Tale comportamento può creare delle difficoltà di gestione al personale d’assistenza, anche nei confronti dei compagni di stanza del soggetto. L’orientamento più diffuso è senza dubbio quello di proibire o arginare questa libera possibilità di esprimere il proprio sentimento religioso, ove questo implichi dei disagi all’utenza, ma questo può solo complicare il rapporto operatore/paziente e innalzare una ulteriore barriera che mette a rischio la compliance del paziente stesso.

Bisogno di igiene personale – Le pratiche indirizzate al mantenimento dell’igiene personale di certo costituiscono un momento di grande e intima interazione fra il paziente e l’operatore. In alcuni casi, tuttavia, ove sussistano orientamenti culturali fortemente condizionati da un profondo sentimento del pudore, diventa difficile per il paziente accettare l’intrusione di un estraneo nella propria sfera intima e personale, con reazioni decise che possono essere interpretate dall’operatore in chiave conflittuale. Un preventivo chiarimento su quali siano i limiti imposti dal soggetto e quali invece le necessità inderogabili del processo assistenziale potrà essere d’aiuto a trovare un punto d’incontro fra le parti coinvolte, evitando così pericolosi fraintendimenti che potrebbero incrinare il rapporto di fiducia necessario a garantire la qualità del servizio prestato.

Bisogno di alimentazione – Il regime alimentare di un soggetto ospedalizzato subisce abitualmente variazioni correlate con la patologia di base del paziente. Nel caso di un individuo appartenente ad un contesto culturale profondamente diverso da quello occidentale, possono sussistere delle restrizioni correlate al credo religioso o alle abitudini culturali della persona interessata. In assenza di una predisposizione del contesto assistenziale verso la possibilità di orientare e modificare l’offerta alimentare in relazione a questi bisogni, si potrà arrivare al rifiuto del cibo da parte del paziente, con evidenti ripercussioni sulla sua condizione clinica.

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