Fondazione Zoé

Non so se avete notato come viene gestito il cosiddetto “consenso informato” negli ospedali…

ovviamente non sarà sempre come sto per descrivere, ma…
Ti viene proposto un foglio da firmare, non sempre dal medico curante o responsabile del reparto, con l’idea che sia una formalità da sbrigare rapidamente. Non ci sono quasi mai incentivazioni a leggerlo e a meditarlo…tanto meno qualcuno cerca di spiegartelo.  La lettura poi ci spinge in un linguaggio burocratese, che disincentiva ulteriormente una reale comprensione. In sostanza firmiamo e ci rassegniamo. La funzione reale dunque sembra quella di “proteggere” non il malato, ma le strutture : l’esatto contrario di quanto era nelle intenzioni quando questo principio ( si tratta infatti della espressione di un principio, non di un atto formale) fu varato. Del resto il paziente ed i suoi parenti si trovano oggi dinnanzi ad un paradosso sanitario: da un lato dovrebbero essere informati e consapevoli, dall’altro passivi esecutori che non creano problemi.

Poiché nessuno ha tempo per spiegarti bene cosa hai e come vieni curato e perché, le persone si interessano come possono, spesso attraverso internet…Apriti cielo! Non se ne può più di questi pazienti che per avere letto qualche cosa raffazzonata bel web pretendono (!) di discutere e forse anche di criticare! Quanto erano belli i tempi in cui il primario con il suo codazzo di assistenti visitava il “n°x” e discuteva con gli assistenti (in presenza irrilevante del paziente, che stava ad origliare quasi scusandosene) del “caso”! Per le strutture di cura e per i malati accade qualcosa di simile all’accoglienza degli immigrati in questi giorni. Tutti dicono che bisogna essere umani e accoglienti, purché qualcun altro se ne occupi. Allo stesso modo vorremmo malati consapevoli e collaborativi, ma non si sa chi dovrebbe aiutarli a diventare tali…e sempre purché non complichino la difficile gestione dell’organizzazione ospedaliera!
E naturalmente anche questa preoccupazione è realistica….E’ una storia in cui non esistono i buoni e i cattivi.

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