Fondazione Zoé

In Francia arriva il farmacista di famiglia. A dargli il battesimo è il decreto attuativo pubblicato di recente dal ministero della Sanità dopo lunga attesa. Il provvedimento rappresenta uno dei tasselli della legge Hpst (Hôpital, patients, santé et territoires ossia ospedale, pazienti, sanità e territori) del luglio 2009, nella quale si disegnavano nuovi spazi d’intervento per le farmacie di comunità nell’ambito di una riorganizzazione allargata dei servizi sanitari. In questa cornice il decreto ministeriale dà il varo ufficiale alla figura del “pharmacien correspondant“, che per noi italiani potrebbe stare per “farmacista di famiglia”.

Questo professionista, infatti, verrà scelto dai pazienti sulla fiducia per ricevere un’assistenza sulle terapie in stretto coordinamento con il medico curante. Quali pazienti? In pratica tutti i cronici domiciliarizzati (asma, diabete, malattie cardiovascolari…) e ovviamente i malati oncologici e quelli sottoposti a cure palliative. E il farmacista di famiglia potrà essere selezionato tra tutti i laureati abilitati, che siano titolari di farmacia, collaboratori o altro ancora. Quanto alle competenze, il “pharmacien correspondant” provvederà alla ripetizione delle ricette (fino a un massimo di 12 mesi) e al monitoraggio della terapia, nell’ambito di un protocollo concordato con il medico e autorizzato dall’autorità sanitaria. In sostanza, il farmacista vigilerà sulla compliance, sulla tolleranza al trattamento e sui suoi progressi, potrà modificare la posologia (previa comunicazione al medico) e dialogherà con il curante su tutti gli aspetti riguardanti le cure farmacologiche.

Fonte: Farmacista 33 

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