Fondazione Zoé
L’appartenenza al genere maschile e femminile condiziona lo sviluppo e l’impatto delle malattie? Se ne occupa la Medicina di Genere, disciplina consolidatasi negli USA già dagli anni ’80. Una delle sue aree di ricerca riguarda la diversa efficacia delle terapie come il loro impatto in termini di effetti collaterali: in generale, rispetto agli uomini, le donne sono colpite con maggiore frequenza (da 1,5 a 1,7 volte) e in maniera più pesante dagli effetti collaterali dei farmaci.

Gli attori della sanità italiana sono pronti a recepire e praticare i princìpi della Medicina di Genere, che può rappresentare un’innovativa opportunità per il sistema sanitario. È quanto è emerso dalla ricerca “Conoscenza, rilevanza e prospettive della Medicina di Genere in Italia”, condotta su un vasto campione di operatori sanitari italiani – decisori, amministratori,medici delle principali specializzazioni e farmacisti – e presentata il 22 novembre a Roma, nel corso del Simposio “La salute della differenza” promosso dal GISeG – Gruppo Italiano Salute e Genere, insieme a Novartis.
Nonostante solo da pochi anni sia diventata d’attualità anche in Italia, la Medicina di Genere è ormai conosciuta dagli operatori sanitari anche nel nostro Paese. I dati della ricerca evidenziano che le percentuali più alte di conoscenza si registrano tra i Direttori generali e sanitari (86%) e i farmacisti (80%), ma livelli significativamente elevati si riscontrano anche tra gli specialisti, con percentuali più alte tra gli oncologi (77%) e i neurologi (75%).
 
La grande maggioranza dei decisori e medici specialisti chiede alle istituzioni che nella pratica clinica vengano concretamente riconosciute le differenze specifiche tra uomini e donne, in modo da assicurare a tutti la terapia più appropriata. Proprio in questa chiave è in corso “Gender Attention”, il primo studio osservazionale di Medicina di Genere promosso da un’industria farmaceutica, Novartis, con l’obiettivo di valutare in modo specifico l’influenza del genere sulla differente incidenza di effetti collaterali in persone affette da psoriasi e in trattamento farmacologico come da pratica clinica con ciclosporina. Nello studio, cui partecipano 52 centri universitari e ospedalieri di dermatologia italiani, sono coinvolte 800 donne e 400 uomini e in sole 7 settimane è stato registrato il 100% delle adesioni dei centri clinici.
 
Circa il 90% degli intervistati reputa necessario introdurre la Medicina di Genere nei percorsi universitari e formare ad hoc gli operatori e circa il 70% si aspetta che nei prossimi cinque anni vengano introdotte nei bugiardini informazioni dedicate alla risposta della popolazione femminile alle terapie farmacologiche sino ad  oggi non adeguatamente rispecchiata nei foglietti illustrativi.
 

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