Fondazione Zoé

Anche oggi mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che non posso andare avanti così.

Sono diventata grassa e, lo ammetto, un po’ “floscia”. Devo assolutamente provare un’altra dieta, quelle che ho fatto fino ad ora non funzionano proprio, magari comprare quella crema che ho visto sul giornale, quella che sostituisce il botox, in fondo costa meno e al massimo non serve. Lo so, lo so, non sono più una giovincella, alla mia età qualche chilo in più ci può stare. E in fondo non è che me ne importi molto, anzi è una vita che dico alle mie amiche che non dobbiamo diventare schiave dell’aspetto, che agli uomini piacciono le curve, che si deve invecchiare con grazia. Solo che ieri sono entrata in un negozio, uno di quelli che prima non mi potevo permettere, troppo caro. Ho visto un maglioncino proprio bello, il colore è perfetto per illuminare il viso, che, diciamolo, qualche volta è un po’ grigio. C’era una commessa giovane e magra (ma sono tutte così adesso?) e mi ha detto con aria di sufficienza “la sua taglia non la teniamo, signora”, con un tono che sembrava avessi chiesto la luna. Sono uscita senza dire niente, forse ero rossa in faccia, sentivo tanto caldo ed ho pensato che fosse la menopausa, non la vergogna, la vergogna no, per questi chili di troppo, non io che non ci ho mai fatto caso. Così me ne sono tornata a casa, ho aperto uno di questi giornali che ti spiegano come ti devi vestire e mi sono accorta che io non ho più niente a che fare con queste cose. Ci sono solo ragazzine bellissime e magre, Dio come sono magre, ma mangeranno qualche volta o sono nate così?
Devo proprio mettermi a dieta, va bene gli anni, ma così mi sembra di essere diventata improvvisamente un’altra persona, prima facevo parte dell’umanità, adesso sono solo una patetica, grassa e vecchia signora. Non riesco proprio a capire quando è cominciata questa schiavitù, forse con le prime soap opera, Beautiful e tutte quelle donne bellissime e magre, sempre magre e giovani. Quando ero piccola riconoscevi l’età dagli abiti e dalle pettinature: i due pezzi classici dopo gli “anta”, capelli corti, un po’ di rossetto. Adesso quando giro per le strade devo guardare bene in faccia le persone per capire quanti anni hanno, faccio fatica a riconoscere persino qualche amica. L’altra sera a teatro mi sono girata due volte perché mi sembrava proprio di aver già visto la signora seduta dietro di me, almeno la voce era quella. In effetti era lei, levigata, truccata, con i capelli lunghi. Ma non era già vecchia quando ho fatto l’esame con suo marito? E quel tizio che era seduto vicino a lei, un po’ “fisso” forse (avrà risparmiato sul chirurgo estetico), i capelli troppo neri, si sa che gli uomini sono meno attenti a queste cose e poi magro, magro.
Insomma ho deciso, ci sarà pure una dieta che funzioni anche per me. Le ho provate tutte, davvero. Quella tutta carne, che adesso non riesco neppure a guardarle, le bistecche. Ero così magra dopo, ma non è durata. Giusto il tempo di comprarmi l’abitino aderente che mi piaceva  tanto, di metterlo un paio di volte e poi daccapo. Eppure non mi sembrava di mangiare troppo. E poi quella del minestrone, quella delle patate, quella delle uova. Alla fine ho capito che l’unico modo è digiunare. Se non mangio il peso sparisce, mi sento così leggera,solo che dopo un po’ mi viene una fame da lupi e mi attacco al frigorifero. Così adesso ho anche il frigo vuoto. Beh, non proprio, diciamo che va a periodi, due settimane vuoto e due settimane pieno, su e giù,come la bilancia. Già, la bilancia. Forse non funziona, non è possibile che sia aumentata di due etti da ieri, non ho mangiato niente. Non ne posso più. Tra poco sarà estate,come faccio ad andare in giro con questa pancia? Ho visto le sfilate, gonne corte, tagli qua e là, figurati se me li posso mettere. Lo so, sembra un’ossessione, forse è un’ossessione, o una malattia. Forse dovrei mettermi l’animo in pace e fare quello che mi pare, così magari posso persino mangiarmi un pezzetto di salame, sono anni che non lo assaggio. E il cioccolato….O forse dovrei andare in palestra,ma anche lì sono tutte giovani e magre, l’ultima volta che ci ho provato mi sembrava di essere un elefante…”

Il pezzo che ho scritto fin qui è il diario neppure troppo immaginario di una donna di oggi, o di un uomo, una volta tanto non ci sono poi troppe differenze. Credo che in molti ci si riconosceranno, il cibo ormai è diventato una vera e propria ossessione. Se ne parla dovunque, non passa giorno che non mi trovi inorridita a guardare o ad ascoltare l’ennesima trasmissione di cucina. E non passa giorno che non ci vengano buttati in faccia i corpi levigati e belli di giovani fanciulle e di aitanti giovanotti. Non ci sarebbe  niente di male, naturalmente, se questo non fosse diventato l’imperativo categorico dei nostri tempi: essere giovani e belli per sempre.
Dorian Gray alla portata di tutti senza neppure vendersi l’anima.
O forse ce la siamo venduta, alla televisione, al mito della bellezza, all’immagine sopra ogni altro valore. Tanto che il presidente del consiglio ci dice che bisogna, se si hanno i mezzi, ricorrere alle chirurgia estetica per presentarsi bene alla propria famiglia. Come se l’affetto fosse fondato lì, sull’assenza di rughe, sui capelli, sul peso.
Il cibo che nutre è diventato il cibo che ci fa male, che ci fa invecchiare prima e male, che ci fa venire tutte le malattie del mondo. Il cibo che nutre è diventato il culto costoso di pochi, provare a cucinare le ricette dei giornali o della televisione per credere. Il mondo a due velocità è anche qui, nella corsa alla perfezione fisica dell’occidente industrializzato, nella fame che stringe nella sua morsa intere popolazioni. Il cibo come metafora dell’uomo moderno, qualcosa che è in tuo potere, perché tu scegli se mangiarlo o no, ma che allo stesso tempo ti ha in suo potere. Le cose prodotte dall’uomo che dettano le condizioni di uso, come i vestiti, lo stile di vita, sempre di più la chirurgia estetica. L’apparenza diventa sostanza, l’immagine dà forza a quello che dici. Così il determinismo biologico corre insieme al determinismo “fisico”. Siamo quello che dicono i nostri geni e valiamo per come ci presentiamo agli altri. Il corpo è una somma di pezzi, il corpo può essere modificato.

Il progresso medico ci ha regalato una vita più lunga, peccato che non ci abbia anche insegnato come utilizzarla.

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