Fondazione Zoé

Sono ri-diventato nonno da meno di un mese e il piccolo sì è già preso un virus influenzale.

Data la tenerissima età di 20 giorni di Francesco e le complicazioni respiratorie, oltre a qualche linea di febbre, che facevano temere l’avvio di una bronchiolite, il piccino ha dovuto essere portato più volte all’ospedale per controlli e per la liberazione meccanica delle vie respiratorie, oltre alla somministrazione di un poco di febbrifugo adeguato.
Nulla di realmente preoccupante in realtà, eppure ben tre famiglie si sono mobilitate: quella dei genitori e le due dei nonni. Con ansietà e agitazioni ragguardevoli e del tutto sproporzionate alla realtà effettiva del pericolo: nonostante tutto, pur trattandosi di persone colte e consapevoli della situazione, persone razionali e capaci di self control, l’agitazione è stata palpabile e si è vissuti in situazione di allarme rosso. Il mio pensiero di figlio di contadini, che allevavano numerosi bambini lontani da ogni istituzione che non fosse un medico condotto in visita solo quando possibile, è stato inevitabilmente indotto a misurare la distanza tra i due modi di reagire.

La conclusione che ne ho tratto riguarda quanto potente è l’effetto dell’intrecciarsi di due dei più importanti miti della nostra cultura: quello del bambino e quello della salute. Il bambino per noi è divenuto simbolo di felicità, perfezione, naturalità, libertà, innocenza, purezza…e chi più ne ha più ne aggiunga. La salute sappiamo che equivale per noi a benessere, felicità, bellezza e così via. Dunque un bambino “malato” attiva il fantasma del fallimento, della fine della speranza di felicità prima ancora che inizi il suo cammino: significa al fondo che ciò che facciamo coincidere con l’ideale si riveli in realtà ingannevole e deludente, dolorosamente illusorio. La non-salute del bambino innocente e ancora libero da pesi e macchie rimanda al timore profondo che il lieto fine promesso in realtà possa mancare. Ed è questa l’ansia più profonda che abbiamo noi, abitatori di un tempo in cui la realtà è stata scambiata con i racconti disneyani in cui tutto alla fine è concesso, il lieto fine è garantito.

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