Fondazione Zoé

Per parlare di procreazione dal punto di vista etico è imprenscendibile parlare dell’anima.

Penso sia opportuno cominciare subito la mia breve indagine da un punto che forse è il più decisivo; cioè da una tesi che, però, è il rovescio di una comune convinzione. Si dice infatti, solitamente, che abbiamo un’anima e si pensa che quest’anima sia nel corpo. Ora io vorrei un po’ argomentare una convinzione opposta; a me par vero, piuttosto, dire che il corpo è nell’anima. Questa è una verità su cui riflettiamo molto poco, ma che in realtà viviamo quotidianamente.

 
Faccio qualche esempio. Quando incrociamo persone sgraziate nel corpo, ma con anime spiritualmente luminose, dimentichiamo rapidamente il fatto che abbiamo a che fare con un corpo dagli aspetti sgradevoli; lo dimentichiamo, perchè è la relazione all’anima, tramite il corpo, che ci prende. Ma si rifletta anche al fatto che il corpo stesso è mano a mano stampato dall’anima. Ognuno di noi, in effetti, andando avanti con gli anni, assume, specialmente nel volto, l’aspetto dell’anima sua. Ci sono dei vecchi bellissimi; hanno fatto una vita bellissima, e lo testimoniano, appunto, nel volto. E poi ancora: provate a pensare per un momento ad uno che sia in perfetta salute. Questi non sente il corpo, sente il mondo. Uno, poniamo, che cammina in primavera su un prato erboso, a piedi nudi, sente l’impatto con l’erba verde. Non pensa al proprio piede. La sua relazione immediata è con l’erba verde. Se, però, per caso una spina gli punge il piede, non sente più l’erba verde, quanto il dolore al piede. Sente il piede. In altri termini, il corpo non è più medio atematico del rapporto al mondo, ma oggetto immediato di rapporto. La relazione intenzionale ha avuto una sorta di arretramento. Siamo passati dal corpo “soggetto” (medio del rapporto) al corpo “oggetto” (termine del rapporto).
 
In effetti, dall’interno noi sperimentiamo la corporeità come “niente di determinato” se è in buona salute; la sperimentiamo solo come rapporto al mondo. Quando vediamo il corpo dall’esterno, allora, certo, viene innanzi un altro spettacolo: una “cosa” di tanti chili, con gli occhi così e così, con una certa età ecc. L’effetto massivo e visibile del corpo nasconde allora l’invisibile, cioè l’anima; ma è l’invisibile che lavora e governa il visibile. E questo perchè il “capo” della relazione nostra al mondo, se da un lato, come “termine intenzionale”, è il mondo (o anche il corpo-mondo), dall’altro lato, come “fonte intenzionale”, è l’anima. Ciò significa che ogni cosa è per l’anima e quindi “l’anima è in certo modo (cioè intenzionalmente) tutte le cose” (Aristotele). La quale anima, dunque, è il vero “contenitore” universale. Vi dicevo già che questo è il punto decisivo da tenere a mente per affrontare in modo corretto il problema della procreazione da un punto di vista etico. Anche se la procreazione sembra, sulle prime, soprattutto una questione di corporeità.

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