Fondazione Zoé
Il tema della responsabilizzazione dei pazienti, specialmente quando si tratta di malattie croniche, è sempre più frequentemente dibattuto nella letteratura medica e ha assunto un crescente rilievo negli anni recenti in presenza di pazienti sempre più informati, grazie alla grande quantità di informazioni mediche oggi liberamente disponibili, ad esempio via Internet.
Tipicamente, la responsabilizzazione del paziente è intesa come quella di un individuo che agisce da membro attivo nel team che si prende cura della sua malattia. La responsabilizzazione comporta che il paziente sia aiutato, educato a prendere giuste decisioni sulla sua salute, ma non solo di tipo medico. Altrettanto importante infatti è che il paziente sia educato a gestire come la malattia influenza i suoi ruoli nella vita, come pure l’impatto emotivo.
 
 
Leggo in un articolo del Doctor News 33 del 24 gennaio 2012: la parola empowerment entra ufficialmente nel lessico della Medicina generale. Secondo, infatti, l’aggiornata definizione europea di Medicina di famiglia del Wonca (World family doctors. Caring for people) emendata in virtù di una proposta italiana, la parola è stata inserita come dodicesima caratteristica essenziale della professione, indicando con il termine “la responsabilizzazione del paziente di fronte alla gestione consapevole della propria salute, in particolare della malattia cronica”.
Così Ernesto Mola, Presidente eletto di Wonca Italia: «Il paziente deve essere coinvolto nella definizione del suo piano assistenziale e far parte del team delle cure, mentre l’educazione sanitaria tradizionale si limita al massimo a trasferire informazioni e abilità tecniche. Questo nuovo tipo di educazione deve pertanto essere adattata al singolo paziente, tenendo in considerazione cultura, età, stato di salute, ambiente sociale e familiare e aspettative. La condivisione delle decisioni sulle cure nella gestione del controllo della propria malattia sono costituenti essenziali della partnership tra medico e paziente. Una relazione terapeutica e un supporto continuativo del paziente appaiono poi fondamentali particolarmente per i cambiamenti comportamentali di lungo termine. In effetti, il paziente portatore di condizioni croniche è il vero responsabile della sua salute: è lui che decide in merito allo stile di vita, all’attività fisica e all’assunzione dei farmaci, integrando le informazioni che provengono dall’esterno con le proprie attitudini, cultura e aspettative. In definitiva, quindi, la questione non è “se” il paziente gestisce la sua malattia ma “come” la gestisce. La medicina di famiglia occupa una posizione strategica per aiutare il paziente a incrementare la sua capacità e la fiducia in se stesso necessaria a controllare la condizione cronica».
 

Fonte: Doctor News 33 – 24 gennaio

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