Fondazione Zoé

Parlare di procreazione implica parlare di relazione tra esseri umani.

Dicevamo nel post precedente che la procreazione sembra, sulle prime, soprattutto una questione di corporeità.
Io vorrei obbiettare, come avrete inteso, solo a quel “soprattutto”. Perché l’etica pensa certamente al corpo, come no? Il corpo ci importa, e molto. Ma l’etica comincia propriamente dall’invisibile cioè dall’anima; comincia, cioè, dal modo in cui noi ci rapportiamo al mondo. Che vuol dire: dal modo in cui ci rapportiamo al mondo ambiente e specialmente agli altri nel mondo che ci circonda; in ultima istanza, l’etica comincia dal (e finisce nel) modo in cui ci rapportiamo a Dio.
Le realtà di cui dobbiamo oggi parlare (le forme della procreazione) di solito prendono, invece, massivamente il primo significato dal corpo “esterno”; implicano una tecnica della vita corporea o, comunque, vengono così gestite, sicché si lavora sul corpo umano un po’ come si lavora su una lucertola, cioè per “sezioni”: la testa, il corpo centrale, quattro zampe, la coda ecc.
Poiché di queste cose si viene a capo studiandole “a pezzi”, alcuni pensano di poter fare lo stesso con l’essere umano. Ma quest’ottica, eticamente parlando, falsa del tutto la questione di senso del fenomeno. E nulla intende di una realtà delicata e profonda come la procreazione, la quale comprende un fascio di relazioni e di dinamiche intersoggettive di fondamentale importanza, e in primo luogo la relazione della madre al suo bambino, anzi della coppia parentale con il proprio bambino.
“Fare un bambino” vuol dire, infatti, avere dinanzi, nell’immaginario agli inizi, ma poi dopo corposamente nella realtà, un interlocutore. Vuol dire, quindi, istituire una relazione intenzionale.
Ne segue subito che, per capire qualcosa della procreazione, eticamente parlando, bisogna cominciare a mettersi in mente che non si tratta anzitutto di un problema di tecnologia o di tecnica della vita. S’intende, c’entra anche la tecnica medicale nella procreazione, specie se si ragiona di procreazione assistita. Ma dobbiamo renderci conto del fatto che prima di tutto noi abbiamo a che fare, nelle dinamiche della procreazione, con un problema di relazione tra esseri umani. Ebbene, la convinzione che il corpo è nell’anima deve poterci consentire di guardare il corpo come il luogo in cui si manifestano le relazioni che sono nell’anima, cioè come il luogo dove, appunto, le relazioni “prendono corpo”. Esse, abbiamo anticipato, sono il vero oggetto dell’eticità.
Se uno aggiusta solo il corpo, astraendo dal fatto che esso è il luogo delle relazioni, il corpo sarà inevitabilmente trattato male: anche se uno (il maschietto) lo vuole “palestrato”, anche se un altro (la femminuccia) lo vuole giovane e magro, ricorrendo magari alla chirurgia estetica…

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