Fondazione Zoé

Un uomo e una donna si incontrano e decidono di “ospitarsi” reciprocamente.

Mettono su casa per vivere insieme, da questa unione nasceranno dei figli e si formerà una famiglia. La trama delle relazioni non deve finire qui, la famiglia contrarrà amicizie da parte di ognuno dei suoi componenti aprendosi ad una vita comunitaria. La famiglia e le relazioni interpersonali intese come “amicizia diffusa che aiuta a vivere”
(Carmelo Vigna 5 ottobre 2011)

Ansia e agitazione sconvolgono addirittura le relazioni fra tre famiglie, quella dei genitori e quella dei rispettivi nonni, perché il nipotino di 20 giorni ha accusato una febbre accompagnata da ipersecrezione bronchiale. Raccontando la storia, felicemente conclusa, uno dei nonni (Giovanni Siri 20 gennaio 2012) descrive il bambino come mito della nostra cultura “simbolo di felicità, perfezione, naturalità, libertà, innocenza, purezza…..ancora libero da pesi e macchie”.

Due racconti che, anche se riferiti per dimostrare tesi diverse, finiscono per essere un inno alla famiglia, ai figli e alla vita di relazione. Pensieri semplici, tranquillizzanti, totalmente condivisibili da persone normali abituate a pensare senza pregiudizi e cioè, voglio sperare, la grande maggioranza di noi. Il mio problema nasce dal fatto che, nel tentativo di farmi una cultura, non leggo soltanto i pensieri dei miei amici , sia pur illustri, e trovo una certa difficoltà a conciliare la loro visione con quella di Agostino (354-430), Santo e Dottore della Chiesa considerato uno dei geni più alti del Cristianesimo oltre che grandissimo scrittore.
Questo è il suo (parziale) pensiero : “…la natura umana è di per sè corrotta e solo la Misericordia Divina la può salvare. La concupiscenza che porta all’amplesso è il punto debole dell’Umanità. Il prodotto di questa insana unione, che rimane peccaminosa anche nel matrimonio, non può che essere un figlio che nasce con peccato originale, macchia che allontana da Dio.”
Si obietterà: ma sono passati più di 1500 anni e le cose sono cambiate! E invece no!! Circa 1000 anni dopo il Concilio di Trento ribadiva che per colpa di Adamo il peccato, che è morte dell’anima, veniva trasmesso a tutto  il genere umano. Ancore oggi la Chiesa Cattolica afferma che, per effetto del peccato originale l’uomo eredita una colpa che, se non viene estinta dal Sacramento del Battesimo, preclude la salvezza. In una recente intervista il Pontefice ribadiva che una visione lucida e realistica dell’uomo e della storia non poteva non rivelare lo stato di alienazione in cui si trova l’uomo, stato che lo porta ad una rottura della relazione con se stesso, con gli altri e con Dio. Il dogma del peccato originale doveva pertanto conservare tutta la sua validità.  
Non sono un esperto di queste cose (non ancora!!) ma non mi risulta dalla storia degli ultimi 2000 anni che fra gli uomini che hanno compiuto ogni sorta di nefandezze  si possa fare una netta distinzione fra battezzati e non. Anzi! Rimango sconcertato di fronte ad una visione così cupa del mondo, per altro in contrasto con quell’esortazione ad amarsi e moltiplicarsi fatta da una Persona ancora più importante. Una così scarsa considerazione per l’uomo, inoltre, contrasta con quanto riferito da Tommaso (1225-1274) , Santo e Dottore della Chiesa: “…uomo principio delle proprie azioni in forza del libero arbitrio e del dominio che ha su di esse”, e quindi, aggiungo, capace e responsabile.

I tempi mi sembrano maturi e credo che la stragrande maggioranza delle persone desideri una Religione più in sintonia con il mondo che cambia. Il disagio che provano, soprattutto i giovani, nei confronti della Religione Cattolica, così complicata e appesantita da dogmi e incongruenze dottrinali, potrebbe essere alleviato dalla cancellazione del meno accettabile dei dogmi, quello del peccato originale e la Festa del Battesimo diventerebbe semplicemente l’occasione per festeggiare la nascita di una creatura innocente.

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