Fondazione Zoé

“Mogli e buoi dei paesi tuoi”…e per quanto riguarda il cibo?

Sta crescendo nella gente la convinzione che i prodotti (alimentari, ma non solo) siano tanto più sani e buoni quanto più sono “vicini”.
L’ideale sarebbe quello dei “Km 0”, prodotti che crescono nell’orto di casa, o negozi sotto casa, o fabbriche che si vedono dalla finestra (purché non disturbino, ovviamente). Si tratta di una “vicinanza” che mi sembra più emotiva e affettiva che non chilometrica, in effetti. È come se le cose che conosciamo e che fanno parte del nostro territorio di familiarità fossero più affidabili, più controllabili, meno soggette al rischio di manipolazione o di inganno.

Due considerazioni brevissime in proposito. Una è che siamo dinnanzi al trasferimento dalle persone alle cose, vale a dire che trasferiamo alle cose (ai prodotti) un principio affettivo valido (o comunque istintivo) per le relazioni: mi fido di più delle persone che conosco e che fanno parte della mia storia che non di persone nuove di cui so poco o nulla. A parte il fatto che anche per le persone questo principio è ingannevole (ricordate il proverbio “dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio?), possimo considerarlo valido anche per i prodotti? Siamo certi che il casaro della valle dove sono nati i miei nonni mi dia cose buone e sane?
Seconda osservazione: le industrie, le marche, la distribuzione moderna nascono anche per dare garanzie di controlli e affidabilità che il privato artigiano o contadino non può dare: e oggi questi standard e controlli sono forse più delicati e necessari di prima.
 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter