Fondazione Zoé

Siamo da alcuni decenni ossessionati dal cambiamento…

Qualsiasi cosa o qualsiasi situazione acquista interesse, se può esser cambiata in una maniera o nell’altra.
Pare ovviamente noioso indossare sempre lo stesso vestito o, peggio, dir sempre le stesse cose. Pensate poi al cibo. Come si fa a mangiare sempre la stessa minestra? E si capisce. Ma pare anche cosa da ingenui restare fedeli al proprio partner di vita. Perché non cambiare relazione, sia pur nascostamente, tanto per evitare pettegolezzi?
E come si fa a non cambiare auto, anche solo perché sembra un po’ vecchia? Certo la meccanica è ancora buona, ma l’auto di nuova concezione sicuramente offrirà maggiori vantaggi. Insomma, cambiare si deve.
Cambiare è lo stesso che vivere. Non cambiare è lo stesso che morire. E nessuno vuole morire.

La prima “illusione ottica” del cambiamento è proprio questa: che cambiare sia lo stesso che cambiare in meglio. Quando su un prodotto qualsiasi si scrive a caratteri cubitali “nuovo”, si ritiene di aver detto tutto al consumatore. Il prodotto è “migliorato”. E in effetti, nel mondo della produzione di beni materiali, questo succede spesso.
Raramente un nuovo prodotto è peggiore del precedente, anche se non mancano esempi di tal fatta.

La seconda “illusione ottica” del cambiamento è d’altro genere: cambiare sembra cosa facile, più o meno come cambiare un vestito o cambiare menu al ristorante. Ma di nuovo compaiono oscuri avvertimenti in controtendenza. Già cambiar casa impensierisce chiunque abbia un po’ di pratica della quotidianità. Non parliamo poi del cambiare stile di vita. Smettere di fumare, ad esempio, può diventare una fatica notevole.
Può diventare un dramma cambiar lavoro. E così via.

La terza “illusione ottica” del cambiamento è prodotta solitamente dalla sensazione di libertà che questo sembra comportare sulle prime. L’idea che uno possa sempre cambiare nella scelta di qualcosa ci affascina, perché in qualche maniera ci dà un senso di onnipotenza. Solo un essere inchiodato nella costrizione, si pensa, non può cambiare. E d’altra parte, rifuggire dalla costrizione è del tutto naturale per un essere umano.
A volte diventa persino la cosa da desiderare e da avere per prima.
 

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