Fondazione Zoé

Minosse, gas-serra, Neruda e Munch. Del caldo e di molto altro…

L’Anticiclone delle Azzorre, che ci garantiva un’estate calda ma temperata dal vento proveniente dall’Oceano, non esiste più. Le ondate di calore che si susseguono arrivano dall’Africa accompagnate da nomi come Caronte, Lucifero o Minosse che non contribuiscono al nostro buonumore. Qualora arrivasse un vento caldo dai Carpazi lo chiameremo Dracula, tanto per tenerci allegri.

Ma le notizie più allarmanti ce le forniscono scienziati e climatologi di ogni latitudine. Su un dato il consenso è quasi unanime: il clima è destabilizzato dalla produzione di “gas-serra” conseguenza delle emissioni, in continua crescita, prodotte da petrolio, carbone e metano.
La Cina, gli USA, l’UE e l’India sono, nell’ordine, i maggiori responsabili. Mentre assistiamo indifferenti, e purtroppo anche impotenti, alla sistematica desertificazione del pianeta e all’inquinamento dell’aria e degli oceani (principali fonti di ossigeno e quindi indispensabili alla nostra esistenza) apprendiamo che, per la crescita della popolazione umana, il consumo di energia entro il 2030 sarà raddoppiato. Se dovesse rimanere invariata la nostra dipendenza attuale dalle energie fossili, i livelli di emisisione di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbero aumentare del 50%, con un conseguente inquinamento dell’aria ben oltre ogni soglia di sopportabilità per la salute umana.
La gravità di queste notizie sembrerebbe mitigata da un gruppo di scienziati che però pare lavorino al soldo delle Compagnie Petrolifere.
In una bella poesia intitolata “L’inno alla vita” Pablo Neruda conclude dicendo “essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare”.
Voglio sperare che il semplice fatto di respirare non diventi più faticoso dell’essere vivi.

In questi giorni è stato venduto ad un magnate americano per 120 milioni di dollari il celebre quadro intitolato “L’urlo” o “Grido” di Edward Munch. Ci colpisce quella testa stretta fra le mani, della persona che urla la sua angoscia e che altro non è che l’autoritratto del pittore che ha meglio rappresentato il disaggio esistenziale ma ci colpisce anche il paesaggio circostante, reso con accostamenti cromatici violenti e improbabili, ampie pennellate rosse e gialle come lingue di fuoco che solcano il cielo a significare l’impotenza dell’uomo di fronte alla supremazia della natura, quella natura che violentata si vendica. Credo che il quadro sia stato dipinto fra il 1893 e il 1900, ne esistono 4 versioni e non so quale sia quella di cui stiamo parlando, ma non si può negare che la straordinaria sensibilità del pittore lo renda estremamente attuale.     

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter