Fondazione Zoé

Parliamo del decreto Sanità e delle varie proposte su cui il governo sta lavorando.

Sui quotidiani di alcuni giorni fa si poteva leggere: “La rivoluzione nella Sanità. Norme destinate a cambiare il Sistema Sanitario intervenendo su alcuni argomenti essenziali”. Col passare del tempo comparivano però i primi dubbi nel Governo  riguardo alla spesa e il 31 agosto, giorno del Consiglio dei Ministri nel quale si sarebbe dovuto approvare il Decreto, è saltato tutto. Pausa di riflessione e tutti rimandati a settembre.
Superato lo sconcerto per un certo modo di dare le notizie, superficiale ed approssimativo, come sempre avviene quando si parla di Sanità (rivoluzione, riforma, decreto, provvedimento, pacchetto di misure non credo abbiano lo stesso significato nella lingua italiana), provo a fare alcune considerazioni:  


La prima è di carattere generale: è ora di smettere di affermare, una volta per tutte, che abbiamo la migliore Sanità del mondo (anche questa volta il Ministro c’è cascato!). Lo era, forse, nelle intenzioni di 40 anni fa, quando il Servizio Sanitario Nazionale nacque con il nobile intento di rendere uguali i cittadini di fronte alla malattia, prevedendo cure adeguate per tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche del singolo paziente. Per molti motivi così non è stato ed oggi un’assistenza valida è presente in molte zone del Nord Italia ma è totalmente assente nel Centro-Sud. La prima vera Riforma sarebbe pertanto quella di porre fine a questa situazione penosa e inaccettabile. Nel Decreto di questi giorni pare non vi sia nulla a riguardo.  

Scendendo nei particolari molto scalpore ha suscitato un articolo che doveva comportare una tassazione ai produttori di bibite con le bollicine e di superalcolici e la delocalizzazione dei video-giochi. Queste misure andavano a toccare il portafoglio di alcune potenti Corporazioni sicuramente presenti nel Governo, nella Maggioranza e nell’Opposizione e infatti l’articolo è sparito. Poco male, non si ottengono coretti stili di vita tassando i prodotti voluttuari ma informando ed educando. Ci vuole tempo.

Una cosa buona mi sembra il provvedimento che tenta di regolarizzare l’attività intramoenia, cioè l’attività libero-professionale dei medici che lavorano nel settore pubblico. Il termine “intra-moenia” significa all’ interno delle Mura, nello specifico all’interno delle mura dell’Ospedale. Nonostante da molti anni, da quando esiste questa legge, si sia cercato di imporre alle Aziende Ospedaliere di dotarsi di spazi ed attrezzature che consentissero tale attività, la maggior parte di esse non si è adeguata e l’attività intramoenia, siamo in Italia, si può svolgere anche al di fuori dell’Ospedale! Appare pertanto ragionevole e soprattutto realistica l’impostazione data oggi al problema che dice che non è tanto importante stabilire dove l’attività privata si svolge ma è importante che sia tracciabile. I medici saranno quindi costretti ad un tele – lavoro che consenta di stabilire quanti pazienti curano in Libera Professione e soprattutto quanto guadagnano.  

Un’altra cosa positiva appare la creazione di Maxi-Ambulatori, ad orario continuato, aperti giorno e notte compresi il sabato e la domenica. In queste strutture i cittadini potranno trovare i medici di famiglia ma anche un certo numero di specialisti fra i quali, sempre presente, un pediatra e potranno quindi godere di un’offerta sanitaria continua, diversificata e di qualità. Inconveniente non da poco sarebbe rappresentato dal fatto che il cittadino che si reca nel Maxi-Ambulatorio per una visita potrebbe incontrare non il “suo” medico di base, assente a quell’ora o in quel giorno perché non di turno, e dovrebbe quindi affidarsi ad un altro medico, forse anche più bravo, ma sconosciuto. Il vantaggio innegabile è che queste Strutture, dotate di attrezzature e mezzi adatti alla diagnostica e, nei casi più semplici, alla terapia, sarebbero di grande giovamento per gli Ospedali ed i Pronto Soccorso, sempre sovraccarichi di malati che, dopo le opportune rassicurazioni, potrebbero tranquillamente curarsi a casa loro.  E’ evidente che ambulatori di queste dimensioni (si parla di 25-30 medici) dovendo venire incontro alle necessità di un elevato numero di persone, è  auspicabile che trovino un’adeguata sistemazione sul territorio. Spetterà alle Regioni stipulare accordi con le Rappresentanze dei medici e definire nel dettaglio il loro lavoro e poiché è nei dettagli che si annida il diavolo, dobbiamo chiederci quali sono le modifiche al Decreto chieste dalle Regioni che fanno infuriare i medici ed i pediatri. Per ora non si sa nulla di preciso. Dovremo stare molto attenti perché si scrive Regione, ma si legge Politica, una politica con la “p” minuscola che non ha mai nascosto i suoi appetiti nei confronti della Sanità, fonte di voti e quindi di consenso e potere.  

E infine, nonostante la dichiarata volontà del Governo di allontanare la Politica dalla Sanità, le norme per l’elezione del Direttore Generale e  dei Primari rimangono, a quanto è dato sapere, sotto lo stretto controllo della politica. Infatti  al Direttore Generale eletto dal Presidente della Regione una Commissione di medici propone semplicemente un elenco di  idonei fra i quali può scegliere, ovviamente, si dice, rispettando la trasparenza. Non si vede la differenza col deprecabile stato di cose attuale. Invece la vera riforma sarebbe quella in cui la Commissione Medica presentasse il vincitore e poi il secondo e il terzo classificato e così via al Direttore Generale che dovrebbe essere costretto a scegliere nell’ordine motivando alla Commissione stessa, in casi eccezionali, una scelta diversa. Purtroppo questo Decreto manca di decisione e di coraggio proprio in quello che dovrebbe essere l’aspetto più caratterizzante: l’elezione dei Vertici Aziendali. Ed è un vero peccato, perché una decisione del genere la potrebbe prendere solo un tecnico e quindi… ora o mai più!

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