Fondazione Zoé

L’obesità? Il governo propone di combatterla tassando il cibo spazzatura… 

In questi anni ho accumulato, nell’ordine, parecchi chili di troppo ed un armadio pieno di abiti che non mi entrano più. Ho smesso di investire in abbigliamento e mi sono dedicata alle borse, lì non conta la taglia che hai. Ho ridotto al minimo il cibo. Insomma ho fatto quello che potevo per tornare magra. Non fumo, bevo vino solo quando esco a cena con gli amici, sono quasi vegetariana e non uso grassi strani per cucinare. Per chi mi ha conosciuto da poco sembrerà strano, ma prima andavo in palestra 4 volte la settimana ed ero in piena forma.
Poi mi è venuta una vestibulopatia di origine ignota, per dirla in termini comprensibili, tendo a sbandare se cammino troppo, se salgo su un tapis roulant mi viene la nausea, non posso usare la bicicletta e devo stare molto attenta a fare le scale in discesa. E non posso portare le scarpe con un tacco decente perché sto male. Insomma non sono grassa perché sono pigra, bevo Coca Cola a gogò e mangio cibi non sani. E non credo di essere l’unica.

Per questo l’annuncio delle misure studiate per il bene della nostra salute, ovvero aumentare il prezzo di ciò che fa male, prima mi ha fatto sorridere, poi mi ha generato una cascata di riflessioni irriverenti. Ad esempio, avrò diritto a qualche rimborso tasse se dimostro che sono permanentemente a dieta? Oppure, mi ridurranno lo stipendio perché non perdo peso velocemente, come accade negli USA? Ed oltre alle commesse che mi guardano con aria di sufficienza (tranne quelle dei negozi di borse, naturalmente), mi toccherà girare con un adesivo che spieghi che non è colpa mia se sono così? E dopo le bibite incriminate che cosa pagheremo di più: i gelati, la pizza, le torte? 
 

E’ vero, negli Stati Uniti una politica aggressiva di lotta al fumo di sigaretta ha reso disdicevole, persino pericoloso – ho visto una signora urlare insulti ad un passante che fumava per le strade di New York ed in California non si può fumare neppure nel proprio giardino – il vizio del fumo. E, sempre a New York, la quota di grassi e di sale che possono essere presenti nel cibo dei ristoranti è regolamentata per legge. Ma ciò che sta cambiando le abitudini dei ragazzi americani è aver visto Michelle Obama zappettare nell’orto della Casa Bianca.

Insomma vorrei capire che cosa sta cercando di comunicarci il nostro governo, che se ci ammaliamo è colpa nostra e delle nostre cattive abitudini? Che basta spostare più in là i luoghi di vizio ed il problema è risolto? Che basta qualche tassa e qualche regola in più per renderci “più sani più belli”? 

Sono confusa. Sto facendo la revisione del mio armadio per capire che cosa mi manca per il prossimo inverno (nulla, ovviamente, ma è un rito che mi rassicura), guardo con affetto un paio di pantaloni che non metterò mai più, dovrei dimezzarmi e non vedo come possa accadere, mi accingo alla solita cena simil dietetica. Ma ammetto che il decreto sulla salute che non si farà più ha ottenuto su di me un effetto straordinario, da oggi, se avrò voglia di bere un’acqua tonica, che è il massimo del mio sballo quotidiano, lo farò senza sensi di colpa e senza pensare alle calorie.
 

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