Fondazione Zoé

“In 10 anni dimezzeremo i morti”. Questa la notizia che fece sobbalzare gli esperti 8 anni fa.

Comparve su un importante quotidiano italiano e la frase, pronunciata da un famoso chirurgo – oncologo, si riferiva alla mortalità causata dal tumore del polmone. Il motivo di tanto ottimismo nasceva dalla speranza di poter meglio curare questo tumore mediante una diagnosi tempestiva ottenibile con una TAC spirale (o a basso dosaggio) da praticare su soggetti a rischio di malattia e cioè ultra cinquantenni forti fumatori.
Nel frattempo la ricerca più accreditata (National Cancer Institut, ottobre 2010) ha effettivamente dimostrato che in un gruppo di pazienti studiati con TAC spirale vi sono stati meno morti che in un gruppo studiato soltanto con la semplice radiografia del torace. Gli autori dello studio però ammonivano chiunque avesse avuto intenzione di attuare su larga scala uno screening di questo genere, ad aspettare i dati riguardanti il costo – beneficio, gli effetti di un sovradosaggio TAC – correlato e l’invasività degli esami indispensabili per avvalorare un eventuale caso sospetto. Da non trascurare infine il coinvolgimento emotivo di persone sane coinvolte per anni in questo tipo di studio. Quando alla prosecuzione di una ricerca si pongono tutta una serie di paletti come quelli sopra riportati vuol dire che i risultati sono stati di difficile interpretazione, controversi e comunque modesti. Negli ultimi otto anni infatti la mortalità per cancro del polmone non solo non si è dimezzata, come promesso nell’articolo del 2004, ma è rimasta assolutamente invariata.

Un dato di questo genere avrebbe dovuto consigliare  prudenza e invece ecco ricomparire, pochi giorni fa e dalla medesima fonte, l’ennesimo titolo ad effetto: “Otto malati su dieci si salveranno, così sconfiggeremo il big-killer”. Il big-killer è sempre il cancro del polmone. Questa volta lo studio si prefigge di associare ad una TAC spirale un banale esame del sangue per la ricerca di indicatori biologici di malattia, particolari marcatori molecolari in grado di segnalare  sul nascere la presenza di un tumore polmonare: i micro-RNA.
Tralascio di elencare, non è questa la sede, gli innumerevoli problemi di ordine interpretativo che nascerebbero in presenza di un micro-nodulo polmonare che dovesse comparire nel corso della ricerca (micro-nodulo non sempre vuol dire tumore, anzi!) ma mi lascia sconcertato l’ammissione del Direttore di Medicina Molecolare che partecipa al programma: “Uno degli obiettivi della ricerca sarà la validazione finale del test del micro-RNA”.
E allora perché anticipare risultati miracolosi di un test ancora da validare?
E che tipo di ricerca è quella dove, anziché elencare gli obiettivi, già si annunciano trionfalisticamente i risultati? Tutto quanto sin ora esposto mi rafforza nella convinzione che la ricerca in campo clinico debba unire competenza, serietà e discrezione e che i risultati, negativi o positivi, debbano comparire su Riviste Specializzate e discusse nell’ambito di Congressi di Medicina.

Un progresso reale, soprattutto in campo Oncologico, in grado di salvare molte vite, troverà da solo la forza di raggiungere i mezzi di informazione più importati per propagarsi, in brevissimo tempo, in ogni angolo del mondo.

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