Fondazione Zoé
Martedì 11 dicembre 2012 alle ore 17.30 Zoé ospita Ilaria Capua che presenterà il suo libro “I virus non aspettano, Avventure, disavventure e riflessioni  di una ricercatrice globetrotter”.

 

Nel 2011, per la prima volta nella sua storia, il Comitato mondiale del Premio “Penn Vet World Leadership Award”, il riconoscimento più prestigioso, una sorta di Premio Nobel, nel campo della medicina veterinaria, ha deciso di conferirlo ad una donna, la dottoressa Ilaria Capua. 

Istituito nel 2007 dalla facoltà di Medicina Veterinaria della University of Pennsylvania, il premio viene conferito esclusivamente a chi “abbia cambiato radicalmente la pratica e l’immagine della professione e influenzato in maniera sostanziale la vita e la carriera di altri, ovunque nel mondo”. 
 
Ilaria Capua, laureata in Medicina Veterinaria all’Università di Perugia, dirige il Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. In campo scientifico ha dato un apporto fondamentale allo studio dei virus influenzali, e nel 

2000 ha sviluppato “diva”, la prima strategia di vaccinazione contro l’influenza aviaria, raccomandata oggi da organizzazioni internazionali come Oie, Fao e l’Unione Europea. La sua fama internazionale deriva soprattutto dalla battaglia che ha portato avanti nel 2006 – quando ha deciso di sfidare il sistema depositando la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza h5n1 in un database “open access” anziché in uno ad accesso limitato – in favore della trasparenza dei dati genetici dei 
virus influenzali per una ricerca più efficiente. 
Le sue scoperte e il suo coraggio nell’opporsi al modus operandi e alle consuetudini legate all’Organizzazione Mondiale della Sanità sul deposito delle sequenze genetiche di ceppi altamente patogeni di influenza aviaria hanno fatto sì che i membri del Comitato la premiassero per la sua lungimiranza nella ricerca condivisa e per il suo impegno a favore del progresso scientifico. 
 
Con molta sincerità e una buona dose di ironia nel suo libro “I virus non aspettano”, l’autrice racconta che il mestiere del ricercatore non è solo microscopi, stanzette buie e libri, ma può rivelarsi un’avventura intensa ed esaltante. Ne emerge il ritratto a tutto tondo di una donna al tempo stesso normale e straordinaria, che fra una ricerca e un viaggio intercontinentale trova il tempo per riflettere, imparare e sorridere, senza trascurare il tempo per la famiglia, perchè,come scrive la Capua, se le capiacità ci sono, “bisogna osare di immaginare di vincere il Nobel, di essere in grado di individuare nuovi orizzonti”.
 
 

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