Fondazione Zoé

Ebbene, giusto è il cambiamento, anzitutto e in generale, quando si cambia per uno scopo.

Questo quando lo scopo è (o fa parte di) una strategia di fioritura della nostra vita. In verità, tutti i cambiamenti che desideriamo hanno di fatto questa intenzione atematica. Solo che a volte noi ci sbagliamo – di grosso – e prendiamo per fioritura ciò che sarebbe da chiamare piuttosto appassimento o fallimento. Richiamo alla mente i casi “canonici”, citati in quasi tutti i grandi trattati di etica: se la mira di uno o di una è far soldi o acquisire potere o poter inseguire in ogni modo i piaceri del cibo e del sesso, parlar di fioritura mi par fuori luogo. Bisognerebbe dire in dettaglio perché, ma in questo breve intervento la cosa si può lasciare di nuovo all’intuizione e al buon senso di ognuno. Eppure, molta gente si comporta proprio così. Dimentica o non sa o fa finta di non sapere che il desiderio umano non può star quieto, se ha a che fare con cose che presto se ne vanno e che, in ultima istanza, non sono mai in nostro potere. Perché? Perché il desiderio umano vuole eternità (lo diceva persino Nietzsche). 
 
Noi però non siamo eternità. Cambiare nel verso giusto implica quindi modificare il proprio mondo personale (di cui il proprio mondo emotivo è parte rilevante), che tende, almeno nelle nostre società avanzate, all’autoreferenzialità (al narcisismo). Siamo eredi della modernità e la modernità è la lunga storia della costruzione dell’io e della sua intronizzazione, nonostante tutti i materialismi e i riduzionismi naturalistici. Ma questa tendenza, pur così universalmente diffusa, è tutt’altro che “naturale”. L’io non è fatto per essere immediatamente per sé. L’io è una struttura “intenzionale”, ossia è una essenziale relazione ad altro – e in ultima istanza ad altri (soggetti), compreso l’Altro con la maiuscola. Prova ne è che noi viviamo in quanto “incorporiamo” alterità (conoscendo e desiderando). Persino il nostro corpo è così orientato. Senza aria e luce, senza acqua e pane e frutti della terra, non potremmo vivere. Né potremmo vivere, del resto, senza una carezza; e solo altri può regalarcela.
 
Cambiare in modo giusto significa, dunque e fondamentalmente, cambiare la nostra maniera di guardare ad altri (e di guardare ad Altro). Se questo accade, anche la maniera di guardare la natura – su cui oggi molto e giustamente si insiste – cambia radicalmente. Ma cosa vuol dire, intanto, cambiare la nostra maniera di guardare ad altri?

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