Fondazione Zoé

In questi giorni è scoppiato il caso delle lasagne (e altro) contenenti carne di cavallo.

Il caso sta facendo rumore e rivela quanto intricato sia il problema della salute alimentare.
Per cominciare rivela una forte attenzione alla integrità del cibo come premessa primaria per la salute: siamo ciò che mangiamo, in qualche misura, e dunque mangiare cose sane significa essere sani, e al contrario mangiare cose non sane significa minacciare la salute “dall’interno” per così dire. Del resto il timore dell’avvelenamento è un classico fin dalla mitologia greca… vorrà dire qualcosa, no?

Tuttavia colpisce quanto poco per contrasto siamo sensibili ad altri tipi di avvelenamento: stiamo sollevando un putiferio per un 1% di carne equina probabilmente non dannosa anche se magari non ottima per qualità della materia prima, ma accettiamo ogni giorno livelli di avvelenamento dell’aria senza praticamente fiatare, fatta eccezione per qualche sussulto estemporaneo. Così come colpisce il fatto che in questa questione delle lasagne al cavallo viene giustamente sollevata la questione del tradimento: va bene che l’ingrediente cavallo era scarso e non micidiale, ma è grave che non fosse denunciato!

Bene, benissimo, tutto giusto: ma allora perché non ci preoccupiamo altrettanto della correttezza di informazione per esempio sulla bolletta dell’energia elettrica, o sulla chiarezza delle leggi emanate dal parlamento. Per esempio, lo sapete che il contenimento dei compensi ai manager pubblici, ufficialmente varato, non è operativo? Anche qui crediamo una cosa che non è, ma non solleviamo un caso per questo.

C’è poi la questione del “cavallo”: animale nobile, poetico, eroico…che non ci va di mangiare, come per il cane o il gatto di casa, mentre il manzo si, animale meno poetico (tranne che per il Carducci!).

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