Fondazione Zoé
Il rientro al lavoro dopo una patologia grave è sempre difficile: interagire con i colleghi, affrontare i  cambiamenti intervenuti, riprendere ritmi e routine. Un caso particolare è rappresentato dai pazienti tumorali, per la percezione diffusa di inguaribilità che troppo spesso ancora pervade anche se in modo erroneo questa patologia e condiziona i comportamenti e le relazioni. 

Nei Paesi Bassi il problema è stato affrontato attraverso un intervento di supporto ai pazienti tumorali che desideravano riprendere il lavoro con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Il programma prevedeva tre interventi: 
– un intervento educativo sul paziente condotto in ambito ospedaliero 
– una particolare attenzione alla comunicazione fra il medico curante e il medico sul posto di lavoro
– la richiesta al medico “di fabbrica” di organizzare un incontro fra il paziente e il suo “capo” per definire un piano graduale di rientro al lavoro. 

Questa modalità è stata ben accettata da pazienti e personale ospedaliero nell’ambito delle abituali cure psicooncologiche, ma si sono incontrate difficoltà nel coinvolgimento attivo dei medici e dei responsabili sul posto di lavoro. Queste le conclusioni che ci derivano da una piccola, ma interessante  casistica.   
 
Infatti quasi la metà (47 %)  dei 65 pazienti coinvolgibili hanno partecipato allo studio; i quattro  infermieri incaricati avevano un ruolo importante nella raccolta dei dati tramite questionari, nell’erogazione del programma educazionale, el coinvolgimento del personale aziendale e nell’analisi dei dati è stata sia di tipo qualitativo che quantitativo. Nell’85% dei casi  il protocollo è stato seguito in modo corretto. Tuttavia, se nella totalità almeno una lettera è stata inviata al medico del lavoro, solo nel 10% dei casi ha avuto luogo la riunione tra paziente, medico del lavoro e responsabile per definire le modalità di rientro. Le opinioni raccolte sono risultate positive: i pazienti hanno riconosciuto l’estrema utilità del programma, gli infermieri lo hanno trovato gestibile. 
 
Come prevedibile, il punto debole rimane il coinvolgimento del medico esterno, l’elemento sul quale lavorare in futuro adottando migliori strategie motivazionali in considerazione della soddisfazione espressa dai pazienti.  

Fonte:  Tamminga, 2012. Per approfondimenti: NCBI 

 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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