Fondazione Zoé
Con oltre 35 mila organizzazioni e 1.225.000 persone coinvolte in modo attivo, il volontariato è ampiamente diffuso in Italia. Il fenomeno è imponente: le ore dedicate equivalgono a quelle di 80.600 operatori a tempo pieno. In particolare, la sanità rappresenta il primo settore di attività e, considerati i numeri coinvolti, la protezione della salute degli operatori è un elemento rilevante.  
 
Uno studio pubblicato nel  2013 dalla Croce Rossa – sezione Monza e Brianza – analizza i risultati dei controlli sanitari su 1285  volontari esposti  a rischi per la salute e conclude che l’attuale normativa sul volontariato necessita di una revisione.
Infatti, l’attività dei volontari in generale è regolamentata dal D.Lgs. 81/08, e solo quelli che collaborano con la protezione civile sono sottoposti al decreto 13/04/2011, che prevede maggiori controlli. Gli autori dello studio si domandano perché non tutti i volontari abbiano diritto alle stesse tutele. 
 
Come consuetudine della Croce Rossa, i 1285 soggetti sono stati sottoposti a una sorveglianza più estesa rispetto a quella di base prevista dalla legge attuale, evidenziando così la necessità di imporre prescrizioni o limitazioni ad alcune tipologie di servizio in 54 casi. Sono emersi problemi procedurali medico legali per singoli casi di volontari per i quali la definizione dell’idoneità al servizio era vincolata dalla necessità di poter disporre di accertamenti integrativi (esami bioumorali, radiografie,etc.) o di atti preventivi (vaccinazioni, test di Mantoux, etc.) per i quali, in assenza di obblighi normativi, la Croce Rossa – che è un ente pubblico – ha evidenti difficoltà ad attivare interventi sanitari a sue spese, con la conseguente necessità di ribaltare i costi degli accertamenti necessari sul singolo volontario o sul SSN. 
 
Le finalità del programma sanitario descritto, le procedure seguite, i fattori di rischio presenti, infatti sono assolutamente assimilabili ad attività già ricomprese nella Medicina del Lavoro ma, per i soli volontari, attualmente lasciate alla discrezione di ogni Ente od Associazione.
 

Fonte: D’Orso, 2011. Approfondimenti: Pubmed

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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