Fondazione Zoé

Siamo in tempi di crisi ma sembra non vengano meno alcuni consumi non proprio primari…

In questi giorni veniamo a sapere che la crisi economica non frena i consumi di cosmetici degli italiani, inclusi gli uomini, che hanno visto crescere fortemente questo consumo tradizionalmente femminile da parecchi anni ormai.
La stessa cosa può dirsi dei viaggi e delle vacanze, per cui si cercano soluzioni meno costose ma senza rinunciarvi, e della cultura (libri, cinema, teatri e soprattutto eventi e mostre sembrano risentire scarsamente della crisi economica).

La morale che i commentatori traggono da questi dati sembra essere quella secondo cui le persone, per quanto accusino problemi economici, non sono più disposte a rinunciare alla “cura di sé”: e non a caso “io-voi valgo/valete” e “prenditi cura di te” appartengono a brand dell’area cosmetica.
Un altro fatto interessante è che in questo periodo di crisi le donazioni (la “carità” anche spicciola, quella che si fa con gli sms) sembrerebbero non risentire della crisi quanto si sarebbe potuto pensare. Qui la morale che i soliti commentatori ne tirano è che, sentendoci tutti “nella stessa barca” della povertà incipiente, ci sentiamo anche più solidali tra di noi.

Se davvero la crisi di denaro da spendere ci fa guadagnare in sensibilità alla povertà senza perdere la voglia di aver cura di noi stessi, allora forse…

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