Fondazione Zoé

Capitolo conclusivo sulla multiculturalità: noi e l’altro, ci si riconosce e poi ci si rispetta.

Per nostra fortuna, da questa parte gli esempi non mancano, anche se non sono numerosi come quegli altri prima citati, perché l’impresa del riconoscere è sempre più difficile dell’impresa del confliggere. Qui penso alla storia degli Stati Uniti d’America, ma anche a tante microstorie dell’America del Centro e del Sud. Il meticciato, qui largamente diffuso, potrebbe essere un indicatore di rilievo, mentre negli Stati Uniti un indicatore di rilievo si potrebbe già trovare nella fine della segregazione razziale e poi nella più recente (faticosa) storia dell’integrazione della cultura asiatica, di quella africana e di quella sudamericana con la cultura di tradizione wasp (il caso Obama a me pare altamente simbolico).
Concludo. Riconoscere reciprocamente l’umano che ci è comune è ciò che oltrepassa non solo le vecchie forme della tolleranza, ma anche le più recenti forme del semplice rispetto (quelle suggerite, ad esempio, da un’etica pubblica di tipo “proceduralistico” – Rawls, Habermas ecc.), perché, quando veramente e profondamente riconosciamo altri nella propria umana soggettività, inevitabilmente e nel contempo scopriamo altri come l’oggetto più proprio e immediato del nostro umano desiderio di vita. E altri per lo più scopre lo stesso quanto al suo rapporto con noi. La verità è che un essere umano desidera per prima cosa d’essere riconosciuto – come tale – da un altro essere umano. Solo che poi, a sua volta, fa fatica a offrire all’altro quel riconoscimento che chiede per sé. Se, invece, questa offerta viene avanti per prima (lo sottolineo), le dinamiche del reciproco riconoscersi prendono subito avvio, e non ne viene, appunto, solo rispetto reciproco, ma anche interesse reciproco e cura reciproca. Cioè amicizia (almeno politica). Del resto, solo nel clima virtuoso dell’amicizia (almeno politica) può venire agevolmente bonificata l’identità determinata di una cultura e, nel contempo, onorata l’identità determinata di un’altra cultura. Senza temere dinamiche di dominio, da una parte o dall’altra.

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