Fondazione Zoé
Nella discussione riguardante i diversi modelli di sanità pubblica, due ricercatori inglesi, Lang e Rayner, in una pubblicazione sul British Medical Journal del 2012, avevano introdotto il concetto di “salute pubblica ecologica” (Ecological Public Health), che integrava gli aspetti materiali, biologici, sociali e culturali della salute pubblica.
 
Le indagini scientifiche di questi anni hanno progressivamente affinato la nostra comprensione riguardo l’influenza dell’ambiente sulla salute umana e i numerosi effetti negativi che le attività umane possono esercitare sull’ambiente. Ciononostante, la sfida per mantenere e migliorare la salute pubblica di fronte a cambiamenti ambientali in rapida accelerazione sia localmente che a livello planetario non è ancora stata adeguatamente colta. Questo, almeno in parte, è dovuto alla complessità dell’attuale contesto della salute pubblica. Infatti, mentre nell’Ottocento c’era soltanto 1 miliardo di persone e la principale sfida per la salute pubblica era l’introduzione di abitudini e servizi igienici, oggi la popolazione mondiale è composta da più di 7 miliardi di persone, che vivono principalmente nelle città, e nuove problematiche sono emerse oltre alle malattie infettive.  Queste includono tutti i fenomeni che avvengono in relazione al cambiamento del clima, quali inondazioni, ondate di calore, tempeste distruttive, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la diffusione della resistenza agli antibiotici, epidemie virali, la sicurezza alimentare. Anche obesità e disturbi mentali hanno raggiunto oggigiorno proporzioni epidemiche a livello mondiale.
 
Consapevoli che queste sfide possono essere scoraggianti per la loro complessità, ora alcuni ricercatori inglesi propongono un modello concettuale denominato DPSEEA (Drivers, Pressure, State, Exposure, Effects, Actions) come strumento per un approccio più integrato e inclusivo per valutare la salute pubblica e dell’ecosistema come facce della stessa medaglia e per aumentare la capacità di avviare azioni per un progresso reale. Per avere successo è però indispensabile che i gruppi che si occupano di salute pubblica e quelli di scienze ambientali lavorino insieme per farsi carico comune di queste sfide. E’ necessario inoltre il coinvolgimento degli stakeholders politici come pure della popolazione, ancora largamente disimpegnata.        

I ricercatori auspicano che questo modello concettuale possa aiutare a ragionare, a coinvolgere, a comunicare e destreggiarsi nel mare di complessità riguardanti la salute pubblica e quella dell’ecosistema.

 
 

Fonte:   Reis, 2013. Per approfonfimenti


 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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