Fondazione Zoé
 
L’obesità è considerata tra le principali malattie croniche del 21esimo secolo. Sebbene l’Italia presenti bassi indici di diffusione, questa patologia è in continuo aumento e rischia di raggiungere livelli pari a quelli degli Stati Uniti, dove, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (USA), se l’attuale tendenza dovesse continuare al di fuori di ogni controllo, entro il 2030 la metà della popolazione adulta potrebbe risultare portatrice di questa malattia.
 
In prima linea, di fronte a questa crescita epidemica dell’obesità, si trova il medico di base. Ma spesso i medici di base sono sovraccarichi di impegni e la loro preparazione e attenzione è focalizzata sulle malattie che sono trattabili farmacologicamente. L’obesità è spesso relegata al fondo della lista dei problemi: non ci sono farmaci miracolosi, non ci sono biomarcatori per predirne la prognosi e non c’è un modello di trattamento che funziona per qualsiasi paziente; accanto a questo, i pazienti obesi hanno bisogno di essere seguiti regolarmente per quanto riguarda la dieta e il sostegno psicologico.
 
Purtroppo, come  rilevato da due ricercatori inglesi, gli studenti di medicina durante i loro corsi non assimilano conoscenze solide dei complessi meccanismi fisiopatologici e biologici di questa malattia, nè acquisiscono dimestichezza con le varie possibilità di intervento né fanno esperienze cliniche nel trattamento dell’obesità.
Per questo motivo alcune università americane hanno iniziato a rinnovare i loro piani di studio. In Michigan durante i primi due anni viene dato spazio a questa patologia, in modo che gli studenti acquisiscano una rigorosa conoscenza della biologia e patofisiologia dell’obesità. Inoltre gli studenti seguono un programma di formazione multidisciplinare di nutrizione attraverso un portale web interattivo che consente l’accesso a video, moduli di esercitazione e di autovalutazione dell’apprendimento. Anche nell’Università della California è stato istituito un programma basato su lezioni di nutrizione e obesità, arricchito da racconti di pazienti e dal loro sforzo quotidiano per perdere peso. In ospedale i tirocinanti applicano poi le abilità della medicina comportamentale: la competenza nei colloqui motivazionali è infatti un requisito fondamentale per i medici neolaureati. Corsi di medicina comportamentale per l’applicazione delle conoscenze scientifiche sull’obesità alla cura di pazienti affetti da malattie dipendenti dagli stili di vita sono stati implementati anche nelle Università di Yale e nell’ospedale di Boston.
 
Durante il percorso universitario è necessario anche un training  per imparare a lavorare in un team che unisce competenze diverse interdisciplinari e che comprende non solo medici, ma anche infermieri, assistenti sanitari, assistenti sociali, nutrizionisti. Recentemente l’Association of American Medical Colleges ha sviluppato un portale online dedicato all’apprendimento di squadra chiamato “Interprofessional Education Collaborative”. 
Gli attuali modelli formativi sono principalmente mirati a formare medici in grado di gestire la malattia acuta e le complicazioni dell’obesità. Ma se si desidera che i medici spostino la loro attenzione alla prevenzione e gestione dell’obesità è necessario che i piani di studi siano riorientati ulteriormente.
 

Fonte: Colbert, 2013. 

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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