Fondazione Zoé
Purtroppo discutere di questo tema non è mai semplice, dal momento che molte sono le  persone coinvolte. Sono errori dannosi non solo per i soggetti assistiti e le loro famiglie ma anche per il personale sanitario, che può diventare la “seconda vittima”. 
 
Secondo i dati dell’ Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), nel 2011 in Italia sono partite dagli studi legali 31.500 denunce contro i camici bianchi e strutture sanitarie per i presunti danni causati da ricoveri, interventi o terapie sbagliate, con una media giornaliera di quasi 85 esposti al giorno. 
 
L’argomento riveste grande interesse da diversi anni. Nella letteratura scientifica pubblicata si possono individuare due punti principali per cercare di migliorare le situazione:

i) la prevenzione dell’errore;
ii) la comunicazione e le scuse quando l’errore avviene.  

 
Riguardo a questo tema, un’interessante analisi è apparsa sul Journal of Child Neurology: Martin L. Smith, direttore del  dipartimento di Bioetica della Cleveland Clinic, Ohio (USA) sostiene che la prevenzione di errori medici dovrebbe essere l’obiettivo di ogni organizzazione sanitaria e che il contributo al miglioramento dei processi di qualità orientati alla sicurezza dei pazienti dovrebbe essere un dovere etico per tutti i professionisti sanitari.
 
L’autore ricorda che non sempre un evento negativo è così chiaramente un errore medico.  La maggior parte degli eventi negativi sono dovuti ai prevedibili effetti collaterali della terapia medica o dell’intervento chirurgico o all’evoluzione patologica della malatia. Inoltre l’errore medico non significa sempre automaticamente che il professionista sanitario sia stato negligente. Infine ci può essere il caso del mancato infortunio, cioè di un errore che fortunatamente non  colpisce il paziente, ma che se lo avesse colpito, gli avrebbe causato serie conseguenze. Quindi la parte più complessa quando si deve impostare una strategia per prevenire gli errori medici è fare corrette analisi e rigorose distinzioni tra i diversi casi.  
 
Nonostante i continui sforzi per migliorare la qualità della prevenzione, nessun sistema di assistenza sanitaria può essere perfetto. L’autore spiega che la strategia migliore di fronte a casi di malasanità è utilizzare una comunicazione onesta con il paziente e i suoi parenti.
A sostegno di questo comportamento gli Ospedali di Harvard e alcune autorità sanitarie, come l’Associazione Medica Americana, affermano che davanti a un errore il medico è eticamente tenuto a informare il paziente di quanto sia accaduto e delle ripercussioni sulla sua salute. 
 
Non sono poi da sottovalutare le parole usate in questa situazione e in particolare per porgere le scuse, poichè quest’ultime, a seconda di come sono formulate, possono essere interpretate come ammissione di colpa, aumentando le probabilità di incriminazioni legali. 
 
E’ perciò importante che le organizzazioni sanitarie, da una parte, programmino una vera e propria formazione per il personale sulla comunicazione e sul modo di scusarsi, in modo da tenere in conto la natura dell’evento, il contesto clinico, la relazione medico-paziente-parenti, e, dall’altra, pongano attenzione al disagio morale ed emotivo vissuto in tali situazioni dagli operatori sanitari. 
 

Fonte: Smith, 2013. Approfondimenti ad autenticazione

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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