Fondazione Zoé
Ultimamente i titoli di giornali britannici danno notizia di pazienti che frequentano reparti di Pronto Soccorso fino a 50 volte l’anno, con grande spreco di risorse. Questo in realtà avviene anche per gli assistiti che vedono assiduamente il proprio medico di base: un problema che sta assumendo dimensioni rilevanti sia per la spesa pubblica sia per il tempo dedicato più volte allo stesso paziente a scapito di altri. 
Sempre più spesso le sale d’attesa sono piene di volti familiari; ma cosa spinge la gente a consultare i medici così frequentemente? Des Spence, medico del Maryhill Health Centre (Inghilterra) in un articolo apparso sul British Medical Journal pone l’attenzione su questo fenomeno, ritenendolo un notevole problema per i medici di base: si stima infatti che il 3% dei frequent attenders generino il 15% del carico di lavoro del professionista.
 
“I medici sono criticati per avere appuntamenti che durano solo dieci minuti, ma ogni anno passiamo ore in compagnia di alcuni pazienti”, afferma l’autore. “Ciò che spinge una persona assistita a consultarci così spesso è la scarsa rassicurazione sulla propria salute”. A volte questi atteggiamenti sono attribuiti a disturbi psicologici come attacchi di panico, ansia e recenti eventi di vita negativi: il paziente tende a manifestare una sintomatologia multipla e contraddittoria pensando di avere una malattia che in realtà non ha, assume comportamenti ansiosi camminando nellE sale di attesa e riversa la propria angoscia sul professionista.
 
Questo tipo di relazione che si viene a creare porta spesso l’operatore sanitario a sottoporre l’assistito a inutili test clinici, rinvii a specialisti e sovra-diagnosi con il rischio di peggiorare la situazione.  Infatti emerso che i frequent attenders ricevono fino a cinque volte più farmaci rispetto ai pazienti comuni e questo significa non solo risorse sprecate ma anche terapie addirittura dannose.
Sarebbe il caso quindi di utilizzare una metodologia diversa che prenda in carico prima la loro situazione psicologica rafforzandone  l’autostima  rassicurandoli e accompagnandoli nel decorso della malattia per curarsi in modo più autonomo e consapevole.
Pochissime ricerche fino ad oggi hanno preso in considerazione questo problema che non richiede una maggiore assistenza sanitaria ma solo un miglioramento della sua organizzazione considerando la molteplicità dei pazienti che vengono visitati sia dai medici di base che dagli operatori sanitari del Pronto Soccorso.
 

Fonte: Des Spence, 2014. Approfondimenti a pagamento

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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