Fondazione Zoé

Il fascino del termine “bio”, più usato di “biologico” nei fatti, non conosce soste.

Da indagini sui consumatori trapela chiaramente il segreto di questo successo: “bio” (che suona anche carino e moderno) significa non solo naturale genericamente, ma un “naturale perché accudito”, prodotti che vedono la natura protetta e accudita dalla mano dell’uomo. Una sorta di giardino dell’eden, insomma. Da cui vengono prodotti cui si attribuiscono anche virtù salutari, nel senso che non solo non fanno male, ma “fanno bene”, “aiutano l’organismo”, contenendo a quanto si immagina il “giusto equilibrio” di principi nutrienti.

L’importante è che non siano chimici, manipolati, inquinati, ottenuti forzando la natura e violentandola, cosa che a quanto pare genererebbe indirettamente, non sappiamo in base a quale meccanismo, un malessere del prodotto che si rifletterebbe in un malessere di chi lo mangia…

Peccato che poi dinnanzi alla richiesta di specificare cosa esattamente si intenda per “biologico” si ottengano le risposte più disparate e confuse.
E peccato che nessuno sappia esattamente come possiamo essere sicuri che il prodotto è “bio”, né se esistano leggi specifiche ed enti ufficialmente garanti!
E poi si parla di consumatori critici e diffidenti, ma basta centrare un sogno e subito siamo pronti a volerci credere, a tutti i costi.

A proposito, il bio è un bel business, con costi al consumatore mediamente più alti del 12-15% rispetto ai non bio comparabili.

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter