Fondazione Zoé

Un commento al post “Medici e pazienti: diversi punti di vista” pubblicato in Area Scientifica.

Mi ha colpito la frase: “La medicina non è scienza, bensì un’arte ben realizzata” attribuita al medico di base Des Spence (British Medical Journal 2014) e comparsa nell’area scientifica del sito della Fondazione Zoé. Il dottor Spence avrebbe fatto questa affermazione per definire il difficile comportamento del medico chiamato a riflettere sul malato e sulle parole che vorrebbe sentirsi dire in quel particolare stato emotivo. È in quei momenti infatti che si realizza appieno l’arte del medico che cura.


Che la medicina sia un’arte lo possiamo ricavare anche dalla definizione del vocabolario che definisce arte qualsiasi atività dell’uomo basata sul possesso di una tecnica e su un sapere acquisito sia teorico che esperienziale. Ed il mestiere del medico ben si attaglia a questa definizione. Dobbiamo però chiederci anche cosa si intende per Scienza: un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività rigorosa di ricerca. È evidente che le due cose, Scienza ed Arte Medica, non possono essere separate come il lavoro del medico non può prescindere dalla conoscenza delle cose.

Aristotele, nell’Antica Grecia, aveva già stabilito che la Medicina è un felice connubio tra Scienza ed Arte. Scienza come conoscenza di tutte le circostanze relative alla salute dell’uomo ed Arte in quanto capacità di applicare tale conoscenza alla cura delle malattie. Solo il medico che conosce perfettamente la malattia e le cause che l’hanno determinata, può intervenire con una cura adeguata, ed anche l’attenzione ai risvolti psicologici è parte dell’Arte Medica. La medicina deve molto alla Scienza. I progressi nel campo della Fisica, per esempio, hanno portato alla scoperta dei Raggi X ed a tutte le applicazioni nel campo della Radiologia e quindi della Medicina Nucleare. Lo sviluppo della Microbiologia ha consentito l’individuazione degli agenti patogeni di molte malattie infettive mortali e quello della Farmacologia di curarle in modo mirato e quindi
efficace. È un passato nel quale Scienza e Medicina hanno proceduto in modo armonico dove l’individuazione delle cause scientifiche della malattia (eziologia) ha consentito l’intervento risolutivo da parte del medico (terapia) mentre il progredire della tecnica portava il suo contributo alla diagnostica.

Siamo attualmente in una fase di transizione. Lo sviluppo scientifico è stato soprattutto di ordine tecnologico e, pur fra tanti innegabili progressi, la semplice tecnologia disgiunta dalla conoscenza profonda delle cose non riesce a curare, se non in parte, quelli che sono i mali di questo secolo e della seconda parte del secolo scorso. È successo che la terapia ha preceduto la conoscenza della malattia. Il riferimento è alle malattie tumorali ed a quelle cardiovascolari, a tutt’oggi le cause più frequente di invalidità e di morte. Ed anche nei casi nei quali si riesce a prolungare una vita, fatto di per sè lodevole, raramente si tratterà di una vita
normale. Ma anche se Arte e Scienza sembrano essersi allontanate è ancora dalla Scienza, in particolare dalla Genetica Molecolare, che è lecito attendersi quei progressi che consentiranno in futuro ai medici di svolgere il loro compito nel migliore dei modi o meglio, per restare nel tema, a regola d’arte.

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