Fondazione Zoé
L’8 agosto 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme sull’evolversi dell’epidemia d’Ebola in Africa occidentale. “È l’epidemia peggiore degli ultimi 40 anni”, ha dichiarato Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, confermando l’emergenza di salute pubblica internazionale.

Medici con l’Africa Cuamm, una tra le maggiori organizzazioni non governative sanitaria italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane, è attiva in Sierra Leone dal 2012 e segue ora dopo ora, con grande apprensione, l’evolversi dell’epidemia di Ebola e il suo impatto sui pazienti e gli operatori di Pujehun, dove è impegnata ad aumentare la copertura e la qualità dei servizi di salute neonatale e materno-infantile, sia in ospedale sia a livello di unità sanitarie periferiche.
Vi riportiamo una sintesi degli aggiornamenti ricevuti da Medici con l’Africa Cuamm in queste ultime settimane. L’impegno della Fondazione Zoé è quello di diffondere il più possibile l’informazione e la comunicazione in materia di salute, da questo nasce l’impegno di seguire gli aggiornamenti e pubblicarli all’interno del nostro sito per voi.
 

La situazione

L’epidemia di Ebola si è registrata dallo scorso marzo 2014 in Guinea ed in Liberia. Da fine maggio, con il verificarsi di nuovi casi anche in Sierra Leone, nel distretto di Kailhaun e in seguito anche a Kenema, è stata istituita una task force e il personale del Cuamm ha partecipato attivamente al case management (gestione dei malati). L’équipe Cuamm ha quindi installato sul retro dell’ospedale una tenda, equipaggiata per gestire i casi di Ebola. Ha inoltre predisposto una stanza come magazzino e spogliatoio del personale addetto all’isolation unit (isolamento), la degenza vera e propria con 5 letti separati tra loro con teli di plastica e una stanza sul retro della tenda dove gli infermieri si cambiano e lasciano il materiale potenzialmente infetto prima di uscire. Insieme ad altri interventi di supporto (doccia esterna per il personale e il miglioramento dell’inceneritore per bruciare i rifiuti ingombranti) l’équipe è in costante allerta per il controllo dei casi. 

A fine luglio, Medici con l’Africa Cuamm è intervenuta con i propri operatori a Zimmi, un piccolo agglomerato che confina con il distretto di Kenema e la Liberia (che ha recentemente chiuso i posti di frontiera nel tentativo di contenere l’epidemia). Gli obiettivi: incontrare le varie autorità e sensibilizzare la popolazione, stimolando corrette misure di contrasto al diffondersi del contagio. Si tratta di un’area lontana solo 40 km da Pujehun, dove dal 2012 si concentra l’intervento del Cuamm, ma con gravi difficoltà di collegamento. Quando parte l’ambulanza per prendere una donna gravida, questa arriva a Pujehun in gravissime condizioni dopo un’intera giornata di viaggio. I bambini che vengono riferiti e raggiungono in moto l’ospedale servito dagli operatori Cuamm, arrivano in condizioni purtroppo spesso disperate. 
 
A metà agosto, Medici con l’Africa Cuamm riporta notizie di cinque medici in servizio all’ospedale di Pujehun che si stanno adoperando per coordinare e accelerare la risposta all’emergenza di Ebola, in stretto accordo con le autorità locali. Pujehun è circondato da zone dove ci sono casi confermati di Ebola (Bone, Bo, Kenema, Liberia) e nuovi casi positivi si sono avuti a Tonkolili, Makene, Porto Loko, Kono e Freetown (cartina in alto a destra). Per controllare e arrestare la più grande epidemia di Ebola mai registrata in Africa Occidentale, è necessario agire con rapidità nella sorveglianza epidemiologica, con una ricerca attiva dei casi sospetti, il loro recupero e l’isolamento nell’unità predisposta.

Ad oggi, resta alto il livello di guardia nel paese e gli sforzi del Cuamm si concentrano su due aree: l’ospedale e il distretto. All’ospedale è stato avviato lo screening di tutti pazienti, bambini e mamme che si presentano all’ambulatorio o che vengono ricoverati.. Ad una rapida survey, Punjehun risulta tra i soli 5 ospedali provvisti di una unità di isolamento in tutta la Sierra Leone. Molto intensa anche la formazione del personale delle unità sanitarie periferiche e dei team più a rischio: il personale che assiste i casi sospetti nell’isolamento e il team impegnato nella tumulazione delle salme dei deceduti. Rimane un grande lavoro da fare per sensibilizzare la comunità e per coinvolgerla attivamente nel controllo della epidemia. Si sta compiendo un grosso lavoro anche per il contact tracing, per rintracciare i contatti avuti delle persone malate con i parenti e i conoscenti. Soprattutto c’è da affrontare la grande sfida di vincere la paura, comune a tutti, attraverso la conoscenza e la collaborazione reciproca.

Anche dall’Italia è possibile collaborare:
 
Con 10 euro assicuri materiale informativo e di sensibilizzazione alla popolazione locale: kit informativo
Con 20 euro garantisci il trasferimento del paziente sospetto dalle unità periferiche all’ospedale:

Con 30 euro copri i costi di analisi e test di controllo: 
Analisi e test di controllo

Con 100 euro assicuri i kit completi di protezione individuale: guanti, occhiali, camice, maschera, copri scarpe o stivali, copricapo:  

 
 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter