Fondazione Zoé
Rieccoci qua, carissimi amici.
Le ultime tre settimane sono state per noi tutti, sul campo e in sede, davvero fra le più difficili. Abbiamo cercato di mantenere la fiducia e la lucidità anche quando la situazione si è complicata. I dati generali sull’epidemia li conosciamo e li leggiamo ormai ovunque. L’incidenza dell’Ebola, cioè il numero di nuovi casi alla settimana, non accenna a diminuire e vale anche per Pujehun, il nostro distretto che conta 350.000 persone. A questo dato generale vanno aggiunte le fragilità che si presentano quando lavori in Paesi in cui il sistema sanitario è debolissimo come la Sierra Leone. All’inizio di ottobre l’autista dell”ambulanza Ebola’ che presentava i sintomi della malattia (poi deceduto), ricoverato nell’Unità di Isolamento in attesa dell’esito del test di laboratorio per la conferma, è stato autorizzato dal personale locale a uscire dalla tenda stessa e accomodato in una saletta appartata dell’ospedale. Non solo, ma essendo un amico conosciuto da tutti e pensando (o sperando) fosse sano, in molti dello staff locale sono andati a fargli visita. Tutto questo contravvenendo alle procedure e ai protocolli attualmente in vigore che vietano tassativamente comportamenti simili. Il test all’autista è risultato positivo per Ebola per cui ogni persona che aveva avuto contatti con l’ammalato è stata messa in “quarantena”, a casa o in ospedale, in attesa che passassero i fatidici 21 giorni dell’incubazione.
Paolo, il nostro chirurgo, e Chiara, la nostra ostetrica, NON hanno MAI avuto contatti DIRETTI con persone ammalate di Ebola. Hanno invece avuto contatti con colleghi e amici dell’ammalato-autista (CONTATTI INDIRETTI) e, questi ultimi, erano asintomatici (e quindi non infettanti). Per precauzione quindi e per un avvicendamento che, indipendentemente dalla situazione specifica, avevamo già pianificato, sono rientrati in Italia. Al rientro il loro livello di rischio è stato valutato “basso” dalle autorità sanitarie del Ministero della Salute – Dipartimento di Prevenzione, in accordo con il Sacco di Milano. Un rischio per il quale le linee guida ministeriali prevedono un periodo di isolamento a casa, misurando quotidianamente la temperatura. Stanno bene, mangiano, leggono e aspettano la fine dell’isolamento.
Valutiamo e gestiamo i rientri del nostro personale in piena sinergia e collaborazione con il nostro Ministero della Salute, seguendo scrupolosamente le indicazioni delle linee guida esistenti garantendo in questo modo la maggior tutela per la salute dei nostri volontari e dei nostri concittadini. La paura è molta; bisogna essere seri e attenti, evitando dannosi allarmismi.
I sostituti di Paolo e Chiara sono in partenza e la squadra ritornerà al completo per i primi di novembre.


20 ottobre 2014
Scrive Enzo, che nel frattempo abbiamo trasferito dal Mozambico a Pujehun, per sostituire Paolo:
“L’infermiere Suarè, del gruppo di coloro che sono stati messi in quarantena in ospedale dagli inizi di ottobre a causa dei contatti avuti con l’autista dell’ambulanza, sintomatico da mercoledì 15, trasferito lo stesso giorno a Kenema, diagnosticato positivo sabato 18, è deceduto di prima mattina, nonostante le notizie cliniche di ieri lo dessero in miglioramento.
Inoltre, un vaccinatore posto in quarantena a casa sua, anch’egli dagli inizi di ottobre, è morto improvvisamente a casa, senza che i contact tracers avessero diagnosticato un suo peggioramento.
Durante il meeting giornaliero del Team Sanitario Distrettuale che controlla l’evoluzione dell’epidemia, il Direttore del Distretto ha sollevato la necessità urgente di costruire un nuovo Holding Centre (Unità di Isolamento) fuori dall’ospedale e dalla città di Pujehun.…Ci troviamo di fronte ad una sfida logistica immensa che serve psicologicamente a tutti i lavoratori locali, che oggi erano distrutti ed hanno pianto a lungo la morte di Suarè, per portare la gestione dei casi sospetti fuori città. Come affrontarla?

Oggi siamo andati a vedere il posto, abbiamo cominciato i nostri contatti, Matteo ha cominciato i suoi passaggi istituzionali, ma alla fine la sfida resta a prima vista sproporzionata alle nostre forze attuali: non c’è acqua nelle vicinanze, la casa situata vicino al terreno ci è stata rifiutata, il terreno è impervio e irregolare, eppure questo centro bisogna farlo ed anche in fretta, ne va di mezzo la nostra credibilità e capacità di aiutare una comunità ormai in preda al terrore! Abbiamo bisogno di tanto aiuto….
Da oggi il controllo della commissione che gestisce l’epidemia passa sotto la responsabilità del Ministero della Difesa e si chiama National Ebola Response Committee, in che cosa ciò si tradurrà a livello locale non è ancora chiaro, a parte la presenza oggi in ospedale di tanti militari. È tutto, buona serata. Enzo»

20 ottobre 2014

«Speravo davvero che tutto il nostro staff locale ne potesse uscire indenne e invece anche a Pujehun comincia la perdita dei nostri stretti collaboratori.Cosa dire? Ognuno di loro lascia famiglia, figli, progetti.
Suarè l’ultima volta che l’avevo incontrato a Bo stava costruendo la sua nuova casa (badile e piccone in mano). Cosa possiamo fare noi per sostenere le loro famiglie?
A Pujehun Holding Centre: oggi c’è un nuovo caso sospetto ricoverato, inviati i prelievi a Bo ieri e non abbiamo ancora il risultato. Anche a Zimmi c’è un nuovo sospetto. A Zimmi i contact tracers lavorano bene, il problema è a Pujehun dove ci è stato chiesto di formare altri 100 contact tracers e di supportarli per 3 mesi. Credo che se accettiamo, il Cuamm (viste le problematiche attuali) dovrà seguirli passo passo! Un saluto a tutti voi. Clara» 

24 ottobre 2014
Qualche giorno dopo, ancora Clara scrive:
«Buona giornata a tutti voi. A Zimmi, il giovane di 14 anni che ieri è stato trasferito a Kenema, è purtroppo deceduto. Non ci sono per ora nuovi casi, nemmeno a Dumagbe (appena fuori Zimmi). La situazione a Pujehun sta mostrando qualche segnale di speranza in quanto gli ultimi 4 casi ricoverati nell’Holding centre hanno dato fortunatamente risultato negativo. La quarantena del personale finirà il 27 ottobre e potremmo ricomporre lo staff (soprattutto anestesista e strumentista della sala operatoria). Visti gli ultimi episodi, si è deciso anche di riorganizzare e rafforzare i punti di ‘triage’ (primo screening all’ingresso dell’ospedale), il sistema di smaltimento dei rifiuti, la lavanderia e la sicurezza del personale.
Al Cuamm è stata affidata la costruzione e la gestione del nuovo Holding centre a circa 5 km da Pujehun, mentre quello dell’ospedale, usato finora, rimarrà centro di isolamento per malattie contagiose quali colera, febbre di lassa ecc.
Questa nuova attività richiede un notevole impegno in termini di risorse finanziarie e umane,  abbiamo deciso di affittare e riabilitare una casa prossima all’area da adibire ad ufficio e staff accomodation. Con l’arrivo di Guido ci dedicheremo principalmente a questo compito oltre a continuare le normali attività, in particolare della maternità e della pediatria, che per fortuna e con non poche difficoltà, continuano. Per il momento è tutto. Clara»

24 ottobre 2014
«Nonostante la quarantena dell’anestesista e dello strumentista abbiamo operato 3 casi urgenti in questa settimana, e lo staff locale, compreso il Direttore dell’ospedale Dr Kebbie, è stato molto collaborativo e il personale della maternità anche. Enzo» 

A chi è rientrato, a chi rimane sul posto e a chi parte, sento forte il dovere di esprimere il nostro commosso e ammirato GRAZIE!!
Qualcuno talvolta mi chiede perché, per noi di Medici con l’Africa Cuamm, sia così importante il CON che portiamo nel nome. Ecco, in queste situazioni e con queste persone, quel “con” diventa vita vera.
A tutti voi, carissimi amici, chiediamo di accompagnarci con la preghiera, la vicinanza e l’aiuto. Insieme, sentiamo più coraggio e fiducia nell’affrontare queste grandi fatiche e con voi vogliamo continuare a batterci affinché possano aprirsi squarci di speranza.

Un abbraccio
d.Dante

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